AUTOBIOGRAFIA EROTICA DI ARISTIDE GAMBIA Domenico Starnone

Feltrinelli KOBO Fomia maggio
Starnone

AUTOBIOGRAFIA EROTICA DI ARISTIDE GAMBIA, di Domenico Starnone

 

Aristide Gambia è un piccolo editore quasi sessantenne di Napoli che vive ormai da anni a Roma. Ha alle spalle due matrimoni e quattro figli, che vede molto poco.

Un giorno gli scrive una donna, di cui dapprima lui non ricorda granché ma che poi, leggendo, identifica come una ragazza conosciuta quasi quarant’anni prima per lavoro, che lo aveva sorpreso con un approccio sessuale del tutto inaspettato.

Nella lettera, con un linguaggio molto esplicito, lei gli ricorda il loro “incontro” e gli dice che sarà a Roma per qualche giorno, chiedendogli di vedersi per parlare.

Da questo incontro inizia la ricostruzione della vita e della formazione di Aristide Gambia attraverso le sue esperienze sessuali. La madre, le fidanzate, le amiche, le mogli, gli innumerevoli incontri occasionali, il sesso raccontato in termini crudi e con le parole proprie del sesso, spesso prese dal dialetto (napoletano ma potrebbe essere qualsiasi altro), perché meno edulcorate.

La grande abilità di Starnone sta nell’essere riuscito a raccontare un periodo storico e la formazione di un uomo durante gli anni della liberazione sessuale, descrivendo per oltre trecento pagine quasi esclusivamente rapporti sessuali.
Un esperimento che rischiava di essere mortalmente noioso e che lui, con grande e indubbio mestiere, ha saputo gestire.
Però, a scanso di equivoci, la parte finale del libro se l’è voluta tenere per raccontarci come è nata l’idea di una storia così sopra le righe e l’episodio che l’ha fatta scaturire.
E anche per tirare in ballo la “questione” Elena Ferrante, la scrittrice fantasma dietro la quale in molti pensano che ci sia lui.
Insomma un libro molto ben scritto, pieno di cose, tante interessanti (come il brano che riporto di seguito, che parla del sesso ma non solo) e altre meno (come la questione Ferrante, appunto), intelligente come l’autore e come l’autore spesso spiazzante.

“Perché il senso di rivolgimento felice e crudele d’ogni grande o piccola cosa si va affievolendo? Perché forse la guerra è destinata a durare, tra alti e bassi, finché il sole non diventerà freddo? Perché forse la sovversione, nel sovvertire l’ordine dei nemici, ha sovvertito l’ordine dentro cui noi stessi siamo cresciuti e, poiché nessun nuovo ordine si vede davvero all’orizzonte, la gioia della liberazione sta appassendo e i più fragili si spezzano sotto il peso della depressione e dell’angoscia? Perché forse è solo la giovinezza che sta finendo?”

Recensione di Elena Gerla

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