VITA NEL MEDIOEVO Eileen Power

VITA NEL MEDIOEVO, di Eileen Power

Libro storico, ambientato come si deduce dal titolo nel Medioevo, nel quale l’ autrice, pur rimanendo nel contesto storico, ci fa approcciare al periodo attraverso persone comuni, raccontandone la vita di tutti i giorni. Si tratta di uomini e donne per nulla famosi, che non compaiono nei libri di storia.

L’ autrice generalmente parte analizzando il quadro sociale in cui è collocato il personaggio e poi tenta di ricostruire il suo comportamento da alcune testimonianze che la storia ci ha lasciato.

Il libro è diviso in sei capitoli, perché sei sono i personaggi descritti. Recensioni Libri e News UnLibroNe escono ritratti completi e credibili.
Il libro è diviso in sei capitoli, perché sei sono i personaggi descritti.

Nel primo capitolo conosciamo Brodo, un contadino che viveva in un possedimento di campagna ai tempi di Carlo Magno. La principale fonte storica di cui l’ autrice si avvale è un libro catastale che compilò un abate al fine di sapere con precisione quali terre appartenessero all’ abbazia e a chi fossero date in gestione

Nel secondo capitolo incontriamo Marco Polo, l’ unico personaggio famoso, che però viene ” utilizzato” per narrarci dei moltissimi navigatori che viaggiavano continuamente tra Oriente e Occidente.

Nel terzo capitolo la protagonista è Madama Eglentyne, la Superiora di Chaucer. In questo caso le fonti storiche principali sono, oltre al ” The Canterbury tales”, anche alcuni libri vescovili che altro non erano che il risultato delle visite, da parte del vescovo, al convento delle monache.

Nel quarto capitolo incontriamo la moglie del Menagier, una donna di casa parigina del XIV secolo. Il Menagier è un ricco parigino che scrive un libro per dare consigli alla giovanissima e inesperta moglie. Sapendo di morire sicuramente prima di lei, con fare paterno più che coniugale, le dà suggerimenti cosicché lei gli faccia onore col suo secondo marito. Questi consigli, pur essendo antifemministi per i nostri tempi, ci strappano un sorriso : “abbi cura che d’inverno abbia un buon fuoco senza fumo, e fallo riposare bene e ben coperto sul tuo seno…i mariti serviti in questo modo non desidereranno mai di fermarsi altrove o in altra compagnia; ogni altra cosa sembrerà loro sgradevole come un letto di sassi, in confronto alla loro casa”.

 

Nel quinto capitolo conosciamo un commerciante di lana del XV secolo e infine nel sesto un pannaiolo dell’ Essex al tempo di Enrico VII, quando il commercio del panno soppiantò quello della lana come il più importante commercio di esportazione inglese e fu il fondamento della sua grandezza commerciale.

Io personalmente pur ” amandoli” tutti, ho letto con particolare simpatia il capitolo terzo, quello di Madama Eglentyne, la Superiora. Sperperava i denari del convento…” ma non era certo né corrotta, né disonesta, non aveva testa per i numeri”.
Amava la vita mondana, più della vita monastica, ma non era affatto lussuriosa come la consorella manzoniana, bensì vanitosa ed amava imitare le ricche signore che venivano in convento come ospiti paganti. Loro portavano abiti vistosi, avevano cani da salotto e quindi costituivano un esempio molto frivolo per le suore.
Quindi Eglentyne oltre a imitare fin dove le era concesso le loro pettinature e i loro abbigliamenti, aveva tanti cagnolini che nutriva.

 

Divertente la descrizione del convento in toto: tutte le suore, oltre ai cani, tenevano anche scimmie, scoiattoli che venivano nascosti quando arrivava in visita il vescovo per poi ricomparire all’istante alla sua partenza. Le monache aspettavano “solo che il vescovo fosse partito, fischiavano ai loro cani e se li riprendevano”. Il convento stesso viene
descritto non come luogo di preghiere e silenzio, ma di pettegolezzi e di innocenti dispetti reciproci fra le suore stesse.
Per concludere libro storico, ben documentato, ma nel contempo originale e perché no a tratti pure divertente, con uno stile che pertanto non è mai serioso, pomposo, cupo, ma si mantiene sempre scorrevole e gradevole.

Lo rileggerei un’ altra volta

Recensione di Donatella Brambilla

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