UNA SCRITTURA FEMMINILE AZZURRO PALLIDO Franz Werfel

UNA SCRITTURA FEMMINILE AZZURRO PALLIDO Franz Werfel Recensioni Libri e News UnLibro

UNA SCRITTURA FEMMINILE AZZURRO PALLIDO, di Franz Werfel (Garzanti)

 

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Recensione n. 1

Le donne che amano hanno un sesto senso. Il loro intuito é sicuro come quello di animali selvaggi che fiutano il nemico.
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Immaginate una grande e lussuosa casa in cui vivono un alto funzionario ministeriale Leonida, ed una altolocata donna a modo ed elegante che è sua moglie, Amelie. Immaginate stiano vivendo una normale raffinata colazione mentre la posta giace sul tavolo. Immaginate che durante una amabile conversazione esca fuori che Leonida, persona socialmente molto amata  e professionalmente molto in vista, chiacchieri con la moglie circa la numerosa posta di cui è destinatario per il suo recentissimo compleanno. Siamo nella Vienna del 1936 e siamo di fronte a due personaggi molto diversi. Lei, Amelie, di famiglia molto prestigiosa, i Paladini, moglie devota, fiduciosa, totalmente dedita al marito che ha conquistato con tenacia e determinazione, e lui, un povero ragazzo il cui destino cambia con l’arrivo fortuito di un frac e l’occasione di un ballo, lui che sapendoci fare nasconde le sue origini dentro un frac non suo e si trova immerso nella sua occasione di vita, che lo porta molto in alto. Sono senza figli.

Lui un borioso, un orgoglioso, un saccente, un uomo dalla vita piena di successi e ombre, di omissioni e ipocrisia, un uomo dedito alla sua fortuna.

Tra quelle tante buste ne emerge una, molto particolare, una busta con una scrittura azzurro pallido.

Quella lettera arriva come un fulmine a ciel sereno nella vita tutta sotto controllo di Leonida: lui quella scrittura la conosce, appartiene a Vera, un suo amore del passato.

Ed ecco che Leonida si muove in modo felpato per nascondere la lettera agli occhi della moglie, dimostrando subito al lettore che oltre l’apparenza c’è molto da scoprire. Da lí si dipana una storia di struggimento mentale che tiene incollato il lettore che, restando fedele alle pagine, avrà colpi di scena perfettamente ben piazzati che rendono il libro un piccolo gioiello.

Scritto molto bene, in modo “classico” questa opera, di un poco più di un centinaio di pagine, ci conferma che taluni sono davvero nati per scrivere.

Primo incontro con il praghese Werfel, perfetto.

Consigliato.

Recensione di Maria Elena Bianco

 

Recensione n. 2

Franz Werfel, indimenticato grazie a pagine come quelle de “I quaranta giorni di Mussa Dagh”, non risparmia il suo genio neppure nella stesura di testi meno impegnativi..

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“Una scrittura femminile azzurro pallido” ne è un esempio.

L’autore ci regala un breve romanzo di rara perfezione sia stilistica che di contenuto.

Il protagonista è Leonida, un uomo insignificante che deve la sua fortuna al frac di un suicida.

Perché è proprio quel frac, ereditato in un tragico momento, a cambiargli la vita.

 

Squattrinato e insoddisfatto si guadagna da vivere facendo il precettore, fino a che non indossa quel frac e si reca ad un ballo. Lì scopre, egli stesso con stupore, di possedere innate e notevolissime doti di ballerino che lo portano ben presto al centro delle attenzioni delle signorine dell’alta società.

Fra queste Amelie Pardini, la più ricca e la più ambita giovinetta, si innamora di lui e riesce a sposarlo malgrado le resistenze opposte dalla sua famiglia.

La vita familiare procede in modo scialbo fino a che, una mattina, all’ora della colazione non viene recapitata a Leonida una lettera il cui indirizzo è vergato da una scrittura femminile con inchiostro azzurro pallido.

Leonida e Amelie, in modi diversi, sono sorpresi e molto scossi, ognuno trascorrerà la giornata con un solo pensiero: quella lettera.

Leonida, legittimo destinatario, deciderà di leggerla, o preferirà farla in mille pezzi, fingendo di non averla ricevuta?

Amelie quale spiegazione si darà?

 

In queste pagine il racconto di quella giornata; per i nostri protagonisti si tratta di momenti che lasceranno il segno: poche ore bastano per sconvolgere le loro vite.

Leonida è un pusillanime, ipocrita e borghese. Da un lato sente di non potersi sottrarre alle sue responsabilità, ma il sentimento dominante è la paura di dover lasciare tutto quello che è riuscito, immeritatamente, a conquistarsi.

Amelie, accecata dalla gelosia, immagina qualcosa di molto prossimo alla realtà.

Trascorrono separatamente l’intera giornata e a sera, quando si ritrovano, la storia ha il suo epilogo.

Werfel, drammaturgo, ci regala ben più di un coup de théâtre ed il lettore più di una volta è sorpreso dall’inaspettato sviluppo della storia.

Non mancano, sullo sfondo, riflessioni sul periodo storico e sulla persecuzione razziale.

Recensione di Gabriella Calvi

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