UN POSTO PER ANDAR VIA Patrizia Bove

UN POSTO PER ANDAR VIA, di Patrizia Bove (Iod Edizioni)

Il filo conduttore di questi racconti è un luogo, anzi “il luogo”: il “natio borgo selvaggio”, quel “ posto da cui andar via” in cui nasciamo, che sarà per sempre il nostro punto di origine, il principio e l’inizio della nostra storia.

 

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Protagonista è il paese che accompagna la nostra esistenza anche quando decidiamo di andare lontano, perché ci abita,siamo e saremo per sempre parte di quel cielo, di quei declivi, con lo sguardo intriso da quegli scorci inediti.
Questi racconti percorrono un ampio spazio temporale, che ha visto innumerevoli cambiamenti ed evoluzioni: la seconda metà del Novecento.

 

 

La scrittrice guarda al mondo dalle montagne del Sannio, con una attenzione cosmopolita. Le donne narrate hanno con il loro coraggio e la loro determinazione un ruolo fondamentale per tracciare la trasformazione, come la protagonista del racconto “La scandalosa”che dedicherà la sua vita alle altre,attraverso la professione di ostetrica, curando non solo le ferite del corpo ma in primis quelle del cuore di altre donne, “praticando l’umanità”o come Lucia che avrà l’audacia di uscire dalla sua “stanza dalle imposte chiuse”per realizzare i suoi sogni.

 

 

Questi racconti hanno la potenza e l’intensità del romanzo con la mescolanza equilibrata d’immaginazione e di realtà.
Il palcoscenico delle vicende, la località è San Salvatore Telesino, ma potrebbe essere il luogo di tutti perché tende ad assumere per antonomasia il ruolo di “paese dell’anima”, un posto non solo fisico, un ambiente di sentimenti, emozioni e stati d’animo di un’intera umanità che vi si riconosce, come il riflesso di sé in uno specchio d’acqua.

La scrittura di Patrizia Bove è profondamente umana, il lettore intesse con i personaggi dei setti racconti, un’immediata vicinanza, grazie ad un tratto unico, elegante ed evocativo, per nulla manieristico eppure raffinato e poetico.
Mentre leggi la memoria si desta, ti commuovi e ripensi al periodo in cui anche tu eri una liceale spensierata,come nel racconto “L’anno della maturità”, abbracci il ricordo di quei tempi e di quelli che allora con te condividevano non solo il banco di scuola ma anche le preoccupazioni quotidiane, interrogazioni e versioni, i desideri, i vari “chissà”, “diventerò”, “farò”.

 

 

Ripensi ai compagni di allora, che ancora oggi fanno parte della tua vita, magari ritrovati grazie a facebook e a coloro che non ci sono più,portati via prematuramente, eppure presenti sempre, giovani in eterno.

Un libro sulle origini ma anche sul mondo, sulla nostalgia ma anche sulla speranza, perché nessuna notte dura in eterno e “mentre abitiamo questa notte dialogata ,inizieranno a comparire i primi bagliori del giorno” e noi dobbiamo essere di vedetta.

Recensione di Luisa Ciccone

 

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