TUTTO CHIEDE SALVEZZA Daniele Mencarelli

TUTTO CHIEDE SALVEZZA, di Daniele Mencarelli

1994. Daniele ha vent’anni, e dopo una violenta crisi di rabbia viene ricoverato per un TSO in un reparto psichiatrico.

7 giorni. 5 compagni di stanza. 5 uomini ai margini dell’esistenza. 5 anime che non possono fare a meno di soffrire ed amare a dismisura.

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L’amplificazione del sentire, anche dell’amore, diventa una condanna.
Eccole lì, sei persone che si trovano a combattere la stessa guerra, che cercano di mettersi in salvo, ognuno nel proprio angolo di stanza, indifesi di fronte alla propria malattia senza nome, esposti alle intemperie della vita.

C’è chi ha tutta la dolcezza dell’universo racchiusa negli occhi, ma affoga nella propria mente, perseguitato dalle cose…
C’e chi ha ancora 10 anni e aspetta fuori dalla porta di una stanza d’ospedale per poter vedere la sua mamma per l’ultima volta. Ad ogni rifiuto, un taglio e tanta rabbia…

 

C’è chi ha dentro il proprio corpo di uomo, una ragazza indifesa e innamorata e vive una vita così terribile, là fuori nel mondo, che la settimana di ricovero diventa come una vacanza…

C’è chi, dimenticato da tutti, senza neanche un nome, invoca la Madonna e implora la sua salvezza…
E poi c’è chi è rimasto incastrato dentro se stesso, fermo in un punto dal quale non riesce più a fuggire, riempito solo di un indecifrabile nulla.

Sguardi puri, scevri da ogni giudizio, anime fragili che prendono le distanze da tutti quelli che invece li hanno già etichettati, rinchiusi dentro una fredda cartella clinica, catalogati sotto il nome di un farmaco, dimenticati appena chiusa la porta del reparto.

 

Forse lui sarà destinato a vivere per sempre da infelice, a subire la vita con la sua bellezza e la sua mostruosità senza mai farci l’abitudine, sia nel bene che nel male, forse un giorno il dolore avrà la meglio… ma una cosa, Daniele, la sa di sicuro: non vuole diventare come “loro”, normale, se questo significa coprirsi gli occhi, tapparsi le orecchie, e chiudere il cuore.

Bello, di una bellezza forte e struggente.
Autentico come solo l’esperienza vissuta sulla propria pelle può essere.
Una scrittura che arriva feroce come le esplosioni di rabbia e delicata come gli occhi buoni di chi non conosce pace.
Poetico e genuino allo stesso tempo, direi anzi che Mencarelli è riuscito a fondere perfettamente il linguaggio popolare con una forma di poesia (dalla quale l’autore proviene) struggente, dando vita a qualcosa di unico.
Bello dal primo rigo all’ultimo, ringraziamenti compresi (mi hanno commosso anche quelli).

 

In queste pagine c’è veramente tutto, accoglienza e disperazione, amore e sofferenza, c’è il dolore e la fratellanza.
C’è la bellezza che solo in pochi sanno cogliere, quella bellezza che diventa nostalgia.
C’è tutto tranne una cosa… la follia, quella proprio non c’è.
Quella è solo nella testa di chi non sa guardare, ascoltare, e comprendere.

Daniele Mencarelli, grazie.

Recensione di Antonella Russi

Titolo presente nei 6 finalisti del Premio Strega 2020

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