SILLABARIO DELLA NATURA PAUL KRAFEL

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SILLABARIO DELLA NATURA, di PAUL KRAFEL (Blu Edizioni)

Ormai molti anni fa, grazie all’esame di Scienze della Terra, il cui programma spaziava dall’astronomia alla geologia, dalla fisica alla matematica, ho avuto modo di conoscere uno dei libri più belli mai letti, scritto da un naturalista americano, Paul Krafel, che mi incuriosì e appassionò parecchio e, ora dopo tanti anni dalla prima lettura, in occasione dell’Earth Day, vorrei proporre una recensione su questo magnifico libro apparentemente di estrema semplicità di lettura, poiché, dietro le umili e lineari descrizioni, si nascondono rigore scientifico e appassionante esperienza di un temerario personaggio come Krafel.

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L’autore ha scritto questo testo nel 1994 e solo nel 2004 è arrivato in Italia per la Blu Edizioni. Scritto di getto, folgorato dalla teoria scientifica di James Lovelock, “l’Ipotesi Gaia”, Krafel seguì, inizialmente, il proprio istinto, confidando nel tempo e nella circolazione volontaria dei lettori a lui più vicini, quindi lo pubblicò a proprie spese e lo spedì a 40 persone, le quali, sapeva, lo avrebbero gradito. Infatti, molte di queste comprarono diverse copie che regalarono ad amici e così via. Il libro iniziò così a diffondersi in un numero di copie inaspettato, fino a quando Barbara Damrosch non lo propose a una casa editrice, che lo arricchì con graziose illustrazioni e lo divulgò.

 

 

Ma chi è Paul Krafel? Per anni è stato ranger e naturalista al National Park Service e ha collaborato col Carter House Natural Science Museum della California.

Grazie a queste esperienze, ha vissuto a stretto contatto con la natura più selvaggia e solitaria e maturò un profondo interesse per le origini e le evoluzioni della Terra e del ciclo vitale, geologicamente e astronomicamente.

Per studiare certi fenomeni Krafel ha visitato luoghi magici e indescrivibili come gli irraggiungibili Sand ed Aspen Canyons, in cui, per osservarli, è stato costretto a trattenersi a lungo completamente solo.

L’interesse dell’autore per il ciclo vitale, da buon naturalista qual è, lo ha spinto a interessarsi vivamente alle origini e ciò che ha causato i fenomeni fisici e geologici del pianeta su cui viviamo, visibili agli occhi di ognuno. Per questo ha rivolto il suo interesse alla famosa “Ipotesi Gaia”, teorizzata da James Lovelock e Lynn Margulis, nel 1972.

La biologa Margulis era già nota per la sua teoria dei 5 regni degli esseri viventi, classificazione che ha condizionato favorevolmente tutti gli studi scientifici sulla biologia, ma la Margulis veniva ricordata soprattutto perché riteneva la cellula eucariote frutto di simbiosi tra più cellule procariote, poiché, secondo questa concezione “la vita o la biosfera, regola o mantiene il clima e la composizione atmosferica ad uno stato per sé attuale”.

 

 

La Margulis, come aveva già teorizzato Hutton, vede il pianeta Terra come un superorganismo, metafora che, insieme a Lovelock, la biologa adottò come modello da provarsi, prima di tutto, scientificamente. Ecco perché il biologo Lovelock iniziò a parlare di una fisiologia e una medicina planetaria, mente dalla fisiologia mutuò il concetto di OMEOSTASI applicato alla Terra.

L’omeostasi è una caratteristica tipica degli organismi viventi e consiste nella capacità di questi di mantenere costante il loro ambiente interno, anche in presenza di variazioni nell’ambiente esterno. In pratica, la nostra temperatura corporea si autoregola se abbiamo ormoni in numero sufficiente per riscaldarci.

L’Ipotesi Gaia portò una ventata di novità nel periodo in cui fu proposta, perché proponeva una teoria del pianeta Terra come sistema complesso e integrato da 5 componenti fondamentali: litosfera, criosfera, atmosfera e biosfera, al cui interno e nel suo insieme, presentano evidenti caratteristiche di omeostasi e auto-organizzazione.

 

 

Questo sistema ha una lunga storia evolutiva alle spalle, mai predeterminata, costellata di catastrofi e una cieca autonomia, che lo ha portato a pensare solo a sé stesso, per mantenersi in buona salute e in funzione dei suoi sottosistemi, mostrandosi quindi come un essere dotato di larga autoreferenzialità. È previsto per cui, nell’Ipotesi Gaia, uno stretto legame tra mondo dei viventi e quello dei non viventi, che si verifica mediante un feed-back negativo, indispensabile per mantenere la stabilità. Secondo il modello di Lovelock, infatti, esseri viventi e non viventi, grazie a questo feed-back, riescono a mantenere un equilibrio stabile nella biosfera, garante del continuo ciclo vitale.

Il nome Gaia è, appunto, scelto da Lovelock per rappresentare questo ciclo di alternanza morte-vita-morte e così via, perché Gaia, nell’antica Grecia, era la dea della Terra. E la Terra, come pianeta, insieme alla vita, forma un’unica entità vivente!

La spirale di cambiamento, scrive Krafel, rese, infine, possibile la vita sulla Terra.

 

 

Ma se una specie vivente consuma più di quanto il pianeta sia in grado di ricreare, il suo ambiente s’impoverirà e questa specie, a lungo andare, non sopravviverà e si estinguerà, alimentando quella che l’autore definisce Spirale Discendente.

Gaia, la cui vita attualmente è messa continuamente e seriamente a repentaglio dall’inquinamento e dallo sfruttamento selvaggio e scriteriato dell’uomo; Gaia, da cui abbiamo avuto la vita, secondo Krafel può essere salvata in due modi semplici e alla portata di tutti:

1) riducendo al minimo i consumi e rallentando, di conseguenza, il flusso discendente;

2) utilizzando le risorse di cui si è già in possesso, al fine di produrne altre, invertendo, in questo modo, il flusso discendente.

Il cambiamento è quindi possibile partendo proprio dalle azioni più piccole, le quali, una volta accumulatesi, acquistano una rilevanza tale da produrre effetti evidenti, che, se armonizzati, possono aumentare il benessere della persona e l’accrescimento della soddisfazione personale, senza ledere quella altrui.

E’ chiara, qui, la proposta di uno sviluppo sostenibile, da parte di Krafel, che mira alla cooperazione tra famiglie, governo ed economia, cioè il mercato, collaborazione auspicata anche dalla Carta della Terra, redatta dall’ONU, per sancire i principi comuni e le linee guida del futuro del pianeta.

 

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Il SILLABARIO DELLA NATURA è chiaramente un libro ecologista – oltre che pieno di suggerimenti a favore del benessere di tutti gli esseri viventi, il quale, grazie al suo linguaggio semplice e chiaro, si legge volentieri e velocemente.

Inoltre, sono presenti moltissimi esempi tratti dalle esperienze svolte dall’autore, che, in modo veloce e diretto, immettono il lettore nella condizione di comprendere subito il concetto cui fanno riferimento, oltre ad essersi svolte in luoghi unici e selvaggi, alcuni dei quali di fama mondiale, che fanno da gradevole cornice a rigorose teorie scientifiche, spiegate in un apparente e innocente linguaggio in grado di far capire, fin nel più profondo, il significato cui vogliono alludere.

Leggere allora o no quest’opera naturalista di Paul Krafel?

Assolutamente SÌ, rispondo io!

È in pagine come queste che fa capolino, con apparente semplicità di linguaggio, il rigore scientifico di certi fenomeni come la Rotazione e la Rivoluzione terrestri, giusto per fare un esempio. Ma di descrizioni ancor più accattivanti della precedente ne è pieno il libro. Per questo, tempo dopo aver sostenuto l’esame, non contenta, ho comperato un’altra copia da regalare a una mia cara amica, proprio com’era l’intento originario dell’autore.

Voto: 10

“Provo un’umile gratitudine verso la vita che mi ha preceduto e quella che mi circonda” (pag. 167).

 

Recensione di Lena Merlina

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