SEI CLONI Mur Lafferty

Mur Lafferty

SEI CLONI, di Mur Lafferty  (Fanucci – Ottobre 2019)

 

Era da un po’ che aspettavo un romanzo di fantascienza che “mi prendesse” non solo come trama, ma che mi offrisse anche qualche spunto di riflessione su temi scientifici ed esistenziali in genere, e devo dire che I Sei Cloni è abbastanza riuscito nell’intento.

Il testo inizia con una sorta di decalogo che regolamenta l’esistenza dei cloni (le leggi della robotica di Asimov mi sono risuonate in testa…), che sono ormai una realtà che convive con l’esistenza mortale. L’unico scopo della clonazione è allungare la vita degli uomini che, grazie alla tecnologia che consente di estrarre e memorizzare una sorta di back up mentale di ogni individuo, possono portare con sé i ricordi delle vite precedenti in un’esistenza potenzialmente infinita senza soluzione di continuità.

Subito dopo, la scena si sposta sulla astronave “Dormire” (così anche nel testo originale) dove, insieme ad un carico di umani addormentato, viaggia un equipaggio di 6 cloni, gli unici che possono letteralmente “vivere”, grazie alla possibilità di usufruire costantemente di nuovi corpi, un viaggio così lungo, diretto verso un nuovo pianeta-Eden da colonizzare.

Il romanzo inizia con l’equipaggio che si risveglia improvvisamente dalle vasche di clonazione in corpi nuovi e giovani, scoprendo con orrore i cadaveri della loro vita precedente, invecchiati, vittime di un assassinio. Non hanno idea di cosa sia successo: l’intelligenza artificiale che guida la nave è in tilt, non hanno memoria degli ultimi 25 anni e soprattutto le camere di clonazione sono fuori uso, per cui la morte diventa per la prima volta una realtà possibile.

Da qui, e vi ho sommariamente riassunto solo le primissime pagine, comincia una indagine per capire chi tra loro ha commesso gli omicidi e perché… indagine che scava necessariamente nelle loro vite precedenti e nelle motivazioni che li hanno spinti ad intraprendere il viaggio.

Devo dire che a partire dalla prima pagina è scattato in me il gioco del “trova il riferimento”: si parte con Asimov, poi il tema giallo ricorda Dieci Piccoli Indiani, c’è un po’ di Hyperion nella struttura narrativa e i cloni mi ricordano tanto i ghola dei sequel di Dune… però tutto sommato è stato un minestrone ben amalgamato (del resto ritengo una qualità anche saper creare qualcosa di originale da elementi già visti). Per cui in definitiva è stata una lettura piacevole, sorretta (molto) dalla curiosità di svelare il mistero e accompagnata, come dicevo, da qualche spunto di riflessione: che valore ha la vita senza la morte? Una vita pluricentenaria va considerata come un unicum o invece è un insieme di tante vite, scandite dalle relazioni che abbiamo con chi ci sta intorno? Nota negativa: mi rimane sempre appiccicato il sospetto, per questo come per tanti altri romanzi contemporanei (anche non di fantascienza) che certi scrittori strizzino un po’ troppo l’occhio alle prospettive cinematografiche, e relativi diritti, che la loro creatura può offrire… o forse è semplicemente cambiato il modo di scrivere? (su questo sarei curiosa di conoscere la vostra opinione)

Recensione di Manuela Pastorelli
SEI CLONI Mur Lafferty

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