SE QUESTO È UN UOMO Primo Levi

SE QUESTO È UN UOMO, di Primo Levi

Recensione 1

“Devo dire che l’esperienza di Auschwitz è stata tale per me da spazzare qualsiasi resto di educazione religiosa che pure ho avuto…C’è Auschwitz, quindi non può esserci Dio. Non trovo una soluzione al dilemma. La cerco, ma non la trovo”
È il n. 174517 che si confessa al mondo.
SE QUESTO È UN UOMO Primo Levi Recensioni Libri e News UnLibroÈ un Häftling, spogliato di ogni cosa, rimasto vuoto, ridotto a sofferenza e bisogno, dimentico di dignità e discernimento, caduto nel fondo.
Il libro di Primo Levi fa paura, semplicemente paura e non so dire altro.
Leggerlo è un pugno allo stomaco e ogni passo risulta indigesto e incomprensibile nella sua pacata atroce testimonianza.
Confesso che non ho la forza razionale per poterlo recensire e forse è impossibile farne un’analisi, forse sarebbe anche offensivo cercare di comprenderlo in fondo poiché, a mio avviso, risulta difficile per il lettore calarsi a pieno nel mortificante dolore fisico, morale e psicologico vissuto in quei posti infausti chiamati Lager.
“Lager è fame: noi stessi siamo fame, fame vivente” ; lager è totale umiliazione e demoralizzazione, l’uccisione del tempo e l’annullamento di ogni spazio; lager è il totale naufragio spirituale.
Ma come può un uomo demolire un altro uomo? Ridurre il suo simile svilendolo a tal punto da renderlo un inerme bruto, bestia svuotata di ogni pensiero e ricordo, assetata e affamata? Come può un disegno spaventosamente rigoroso diventare, nel silenzio universale, fattibile?
Domande senza risposta poiché non si può comprendere né razionalmente né sentimentalmente la pazzia lucida e organizzata di un assurdo piano criminale su larga scala, una follia geometrica espressa dalla risoluzione di ” annullarci prima come uomini per ucciderci lentamente” così come contaminati da un virus irrefrenabile e, in quanto sconosciuto, incurabile.
La comprensione è possibile quando si tenta di giustificazione un gesto illegale tuttavia umano, ma nella testimonianza di Levi di umano non esiste nulla, tutto è fuori dall’uomo.
E le pagine sembrano concatenate in un infernale schema dantesco poiché “Qui non ha luogo il Santo Volto, qui si nuota altrimenti nel Secchio”Un libro per non dimenticare perché l’oblio e la rimozione, per lo più volontarie, hanno salvato i responsabili, uomini e industrie, e messo a tacere le coscienze.
Un libro dalla coinvolgente testimonianza affinché l’umanità stia all’erta e pronta a ogni segnale di cedimento di quel sentimento etico di rispetto della specie umana in tutte le sue forme.

«Meditate che questo è stato: vi comando queste parole. Scolpitele nel vostro cuore, stando a casa andando per via, coricandovi, alzandovi; ripetetele ai vostri figli.»

Recensione di Patrizia Zara

 

Recensione 2

…per non dimenticare…

Lo lessi anni e anni fa, al liceo. Ne avevo solo un vago ricordo, una sensazione di angoscia, la visione di un mondo grigio, sottosopra, capovolto.

Ho voluto rileggerlo oggi, dopo essere cresciuta, ora che sono moglie e soprattutto mamma.

“Se questo è un uomo” è una testimonianza, è La testimonianza di un uomo che ha vissuto il più infernale e buio momento della storia contemporanea.

Lo ha scritto perché ne ha sentito un bisogno immediato e violento di liberazione interiore.

Primo Levi è stato catturato dalla Milizia Fascista il 13 dicembre 1943, aveva 24 anni.

Gli viene tolto tutto: abiti, scarpe, capelli, il nome.

 

Sì, è al fondo: un uomo a cui viene tolto letteralmente tutto “sarà un uomo vuoto, ridotto a sofferenza e bisogno, dimentico di dignità e discernimento, poiché accade facilmente, a chi ha perso tutto, di perdere se stesso”.

E in questo mondo infernale, Levi vive momenti di angoscia, rassegnazione, sofferenza inimmaginabili, indescrivibili con la sola consapevolezza che se vuole, in qualunque momento può pur sempre andare a toccare il reticolato elettrico o buttarsi sotto i treni in manovra e chiudere con il freddo, la fame, la fatica, le torture incessanti e continue.

Due momenti mi sono rimasti dentro in particolar modo: l’arrivo della primavera e l’accenno del primo tepore del sole, che non riscalda ancora la pelle ma che è vivo e nitido in un mondo tutto opaco e grigio.

Un mondo che è la negazione della Bellezza.

E Primo, la Bellezza, la ricorda in un capitolo meraviglioso “Il Canto di Ulisse”, dove si aggrappa alla sua memoria, alle sue origini, ai momenti passati, alla sua storia, alla sua vita, alla sua libertà, a Dante e alla Commedia.

Cerca di ricordare, verso dopo verso, questo meraviglioso canto e per un momento dimentica chi è e dove si trova.

Gli ultimi dieci giorni prima della liberazione del campo sono forse i più agghiaccianti. Quasi privi di ogni azione, di volontà alcuna se non quella di morire. Il Lager improvvisamente abbandonato dalle SS implode, si decompone, marcisce.

I pochi sopravvissuti giacciono in un mondo di morti e di larve senza più civiltà intorno e dentro di loro.

Alla fine di un’esperienza che è non-umana, l’esperienza di “chi ha vissuto giorni in cui l’uomo è stato una cosa agli occhi dell’uomo”.

Recensione di Cristina Costa

Commenta per primo

Commenti

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.