PREMIO VIAREGGIO 1939: LUCREZIA BORGIA Maria Bellonci – CLARA FRA I LUPI Arnaldo Frateili – PASSO PROFONDO Orio Vergani

PREMIO VIAREGGIO 1939:

  • Ex aequo:

    • LUCREZIA BORGIA, di Maria Bellonci

    • CLARA FRA I LUPI, di Arnaldo Frateili

    •  PASSO PROFONDO, di Orio Vergani

 

 

 

 

 

LUCREZIA BORGIA, di  Maria Bellonci

Bhe, questo romanzo, che ha il sapore delle storie ricreate da fonti storiografiche, mi ha dato filo da torcere, nel senso che non è da divorare in pochi giorni. In compenso mi pare di essere riemersa dalla corte ferrarese del 1500, di aver veramente vissuto lì, guardando dallo spioncino questa donna forte che ha accettato il suo ruolo di pedina dinastica, usata dal padre papa Alessandro IV fin dalla più giovane età. Del resto, come tutte le figlie femmine delle casate dinastiche, essa sapeva di essere solo un bel corpo da usare come scambio, un bel po’ di rendita e una macchina per procreare bambini, possibilmente eredi maschi, e lasciarli al loro destino.

La cosa per me piu’ triste è stata quando Lucrezia ha dovuto consumare la sua prima notte di nozze sotto la supervisione del padre seduto su una seggiola in camera per avere la prova del suggello del patto matrimoniale. Ma forse Lucrezia accettava tutto questo come normale, mentre io avrei voluto non essere lì, non sapere ed essere testimone di certe cose. Ma, Lucrezia sapeva anche come usufruire delle cose belle della vita. Quando è stata costretta dal padre a sposare in terze nozze un principe degli Este e a lasciare Roma per Ferrara, ha dovuto lasciare a Roma anche un pezzo del suo cuore, il suo figlioletto. Leggere tra le fonti storiografiche che cita l’autrice il dolore per questo distacco di Lucrezia, ne restituisce un ritratto di normalità che la storia è poco incline a restituirle. Anche il resoconto delle sue difficili gravidanze e della morte dei suoi bambini in modo prematuro ci avvicinano a lei come donne e madri. Poi ci sono le smodadezze, i vezzi, i capricci, si, ma astutamente usati come armi di ricatto per non farsi schiacciare dalla storia.

Sapeva bene Lucrezia di non potersi aspettare l’amore vero e dolce, le attenzioni e le lodi, lo sapeva bene perché era già stata fortunata a incontrarlo nel suo secondo marito, e barbaramente privata d’esso per mano di un assassino, ma proprio per questo Lucrezia sapeva amare e sapeva cosa si provasse ad amare qualcuno, e non gli ha sicuramente chiuso la porta in faccia quando o nelle vesti di un poeta ( il Bembo) o di suo cognato, l’ha incontrato, ma ahimè la maggior parte della sua vita l’ha trascorsa ad amare in modo platonico perché il suo ruolo non le permetteva troppe libertà. Che dire, per me Lucrezia Borgia era solo una spietata assassina che era solita avvelenare le sue vittime, qui scopro che essa era solo una vittima e che la cattiva luce in cui era stata messa era colpa del padre e del fratello e che la storia degli avvelenamenti solo una bugia per screditarla dalla famiglia del suo primo marito. Del resto l’unica colpa che ha avuto Lucrezia è stata quella di nascere donna da un padre papa che sognava di conquistare l’impero con i suoi figli illegittimi.

Recensione di Evelina Loffredi

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