PARLARE IN PRIMA PERSONA NON È DA TUTTI, PERCHÉ SI RISCHIA DI PARLARSI ADDOSSO: L’acqua del lago non è mai dolce G. Caminito – Niente di vero V. Raimo

PARLARE IN PRIMA PERSONA NON È DA TUTTI, PERCHÉ SI RISCHIA DI PARLARSI ADDOSSO: L’acqua del lago non è mai dolce G. Caminito – Niente di vero V. Raimo

L’ACQUA DEL LAGO NON È MAI DOLCE, di Giulia Cainito – NIENTE DI VERO, di Veronica Raimo

Il premio Strega era nato, se ho ben capito, con lo scopo di segnalare i libri che meglio raccontavano l’Italia evidenziando i gusti letterari, l’evoluzione dei linguaggi, i cambiamenti culturali. Lodevole intento che penso non sia cambiato, è ovvio che se i libri validi non vengono segnalati, non vengono acquistati.

Così in questi ultimi anni ne ho letti alcuni tra i quali mi soffermo sui 2 citati, entrati nella cinquina del 2021 e del 2022.

Pur affrontando tematiche diverse e con un diverso registro linguistico, noto alcuni punti in comune.

Apro una parentesi sul 2°, quello che-ha-fatto ridere-Zerocalcare. Sarà il gap generazionale ma non ho riso neanche un po’.

Mi è rimasta l’impressione che l’ironia – a lungo andare un po’ forzata – sia in realtà un modo di prendere le distanze da un mondo che si avverte doloroso, per non dire fastidioso. La madre opprimente ed ansiosa, il padre con le sue manie, il fratello perfettino.

A pelle avverto la sensazione di straniamento delle donne di Ingeborg Backmann che avevano eretto un muro con la realtà. Ma con altra raffinatezza e senza risate. È soggettivo, lo so.

Dicevo che nonostante le diverse tematiche entrambi i libri: sono scritti in prima persona parlano dell’ambiente famigliare colgono di questo aspetti esclusivamente negativi o quasi (empatia 0) sino alla fine il lettore aspetta un lampo di positività che puntualmente non arriva.

Intendiamoci, parlo di testi scritti in italiano scorrevole, corretto, con rispetto della consecutio, spesso con termini ricercati, manifestanti problemi che si avvertono come “sentiti”. Va detto. La stessa Raimo fa dire alla sua personaggia: “Perché in Italia si scrivono tanti libri sulla

famiglia?”  Direi che più che sulla famiglia, su noi stessi in rapporto a quella, perché parlare tanto di noi ci piace, ci gratifica, è sempre più diffuso.

Ma c’è un modo di scrivere in prima persona scivoloso e – se non sei Anna Frank – quasi inevitabilmente rischi di metterti al centro posando il tuo sguardo critico sugli altri.

Non so se mi spiego, parlare in prima persona non è da tutti, perché si rischia di parlarsi addosso, TRASCURANDO LE MOTIVAZIONI DEGLI ALTRI.

E più vado avanti nella lettura, più i problemi che affliggono le due poverette mi sembrano problemini.

Tuttavia leggerli può essere interessante perché dà la misura dei tempi. (Strega insegna).

Diventeranno dei classici per i posteri?

Bene, così i futuri lettori saranno edotti sulle nostre nevrosi e le nostre disperazioni.

Forse anche sulle nostre mode letterarie.

Di Ornella Panaro

L’ACQUA DEL LAGO NON È MAI DOLCE, di Giulia Cainito – NIENTE DI VERO, di Veronica Raimo

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