Parcheggia le adidas in giardino – Ottava e ultima Puntata – Corrado Occhipinti Confalonieri

Parcheggia le adidas in giardino Ottava P.

Parcheggia le adidas in giardino

di Corrado Occhipinti Confalonieri

Racconto in otto puntate per iL Passaparola dei libri

Disegno di copertina: Roberto Ragione

a Ida Boni

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Ottava e ultima Puntata  

16.

Valium era riuscito a farsi eleggere preside e aveva assegnato la Cardi a un’altra classe. In giro si diceva che il suo fosse un comportamento dettato dal desiderio di ritorsione contro una preda mancata, ma la spiegazione forse più plausibile era che per la quinta e ultima classe ci voleva una persona più equilibrata e matura.

Il nuovo professore, chiamato Penna bianca, sembrava suffragare questa ipotesi.

Un paio di giorni prima dell’inizio, tutti noi della classe avevamo deciso di andare a chiedere a Valium di lasciarci la Cardi e io avevo come passa parola telefonico Nicolò. Rimasi di sasso quando mi disse che non avrebbe mosso un dito per far rimanere con noi la professoressa d’italiano, eppure la Cardi non aveva mai dimostrato antipatia nei suoi confronti né lo aveva mai rimandato o bocciato nonostante i suoi temi disastrosi.

Anche senza di lui eravamo andati dal nuovo preside a perorare la nostra causa ma non c’era stato nessun risultato positivo.

 

 

La Cardi stessa aveva messo in piedi una delle sue rumorose sceneggiate in presidenza sostenendo come noi: «L’importanza della continuità didattica e la frustrazione che prova un docente a non poter terminare il proprio lavoro».

Nicolò si era messa in banco con il fratello di Cristina, il suo amico Lorenzo, mentre io ero davanti a loro solo.

La prima ora del primo giorno era anche la prima ora con Penna bianca. Aveva saputo del nostro complotto, ma aveva deciso di usare il pugno di ferro nel guanto di velluto. Per conoscerci meglio e subito, aveva detto di compilare una scheda, massimo dieci righe , sui nostri desideri per il futuro. Riuscii a malapena a scriverne due.

Il giorno dopo cominciò con il ripasso perché sosteneva che non avevamo trattato alcuni autori fondamentali del quarto anno. Provavo molta insofferenza verso l’anziano professore. Ogni tanto mi beccava mentre sbuffavo o alzavo gli occhi al cielo quando parlava. All’inizio aveva un sussulto, come per riprendermi, ma si tratteneva pensando probabilmente: “questo lo sistemo io”. Penna bianca aveva un modo di insegnare tipico e era molto attaccato a valori tradizionali come la religione cristiana e la famiglia è già nell’illustrare il programma si vedeva la sua predilezione per l’Ottocento rispetto al Novecento.

Tutti i professori ci stressavano con la maturità e ci incitavano a pensare al dopo punto alle loro domande io rispondevo vago, mentre Nicolò diceva ogni professore di voler intraprendere un corso di laurea diverso.

Il tema in classe era un pericoloso trabocchetto. Le prediche dei professori avevano cominciato a fare effetto anche su di me, non volevo prendere un’ insufficienza. Forse per questo motivo, scrissi un elaborato ruffiano, con dentro tutto quello che poteva far piacere a Penna bianca. Mi diede una sufficienza striminzita, ma fu Nicolò che volle leggere il mio tema  a bocciarlo senza pietà.

«È spregevole» commentò.

In quel momento mi sentii come un traditore. «Parli tu che hai preso sette» fu la mia risposta senza senso.

Da quel giorno non ci eravamo parlati molto. Io ogni tanto stavo in banco con Giovanni che aveva ripreso a venire a scuola con più regolarità anche se non c’era con la testa, come una bestia allo zoo. Non voleva tradire la fiducia della Cardi che è riuscita a farlo promuovere.

Con Lorenzo mi comportavo nel modo più amichevole possibile. Non sapeva nulla di quello che era successo tra sua sorella Cristina, forse non gliene sarebbe importato neppure, ma ero comunque  sicuro che Nicolò non avrebbe mai parlato.

Ogni tanto mi invitavano da qualche parte, ma io inventavo sempre qualche scusa. Trascorso un po’ di tempo non mi chiesero più nulla. All’ intervallo andavano in bagno a farsi le canne che rollavano durante le lezioni.

Io ero ormai paralizzato nella situazione che si era creata: anche verso me stesso provavo la stessa indifferenza che mostravo per Nicolò. Eppure, ogni tanto aveva voglia di andare a gridargli in faccia quello che pensava del suo modo di vivere, ma c’era sempre una forza in me che mi tratteneva. Mi ero messo con una ragazza di un’altra classe, Eliana, che fin dal primo giorno incontravo alla fermata dell’autobus. Non era particolarmente bella ma mi aveva colpito la sua determinazione di voler a tutti i costi stare con me e aveva elaborato una tattica intelligente di non soffocamento. Con Eliana trascorrevo la domenica pomeriggio, avevamo gli stessi gusti più o meno gli stessi interessi limitati. Le avevo parlato della mia amicizia con Nicolò, ed era riuscita a convincermi della mia incolpevolezza sulla generazione dei nostri rapporti. Forse aveva ragione.

Eliana mi aveva fatto notare come gli atteggiamenti trasgressivi di Nicolò riuscissero sempre ad arrestarsi a livelli accettabili, soprattutto con se stesso. Già di mattina lui beveva whisky da una fiaschetta che nascondeva sotto il banco per non farsi beccare e né lui né Lorenzo si ubriacavano.

Un giorno avevo visto Nicolò mentre si sbucciava un mandarino. «Serve a evitare la cirrosi epatica» mi spiegò.

Eliana si è arrabbiata quando le avevo raccontato questa storia. «Ma se per una volta tanto si prendesse una sbronza cattiva o andasse giù di testa per il fumo, allora sì che smetterebbe».

 

 

17.

Un giorno Nicolò mi aveva chiesto se lo potevo aiutare per l’interrogazione di fisica programmata per il giorno successivo. Ero rimasto sorpreso di questa sua richiesta, ormai pensavo che i nostri contatti si sarebbero sempre limitati a cordialità di superficie. Accettai con celata contentezza.

Era la seconda volta che andava a casa sua, e ricordavo che mi era risultata molto simpatica la madre, una donna energica e cordiale che mi accolse come una persona di famiglia. Aveva il pollice verde e la casa era disseminata di vasi con dentro piante lussureggianti.

«Ma quanti dischi hai?» domandai stupito a Nicolò.

«Circa 300» mi rispose fiero.

In effetti la maggior parte degli scaffali della sua cameretta erano fitti di LP. Strabuzzai un po’ gli occhi per leggere i titoli scritti in piccolissimo sullo spessore delle copertine e notai l’incredibile varietà di generi musicali racchiusi nella sua discoteca.

Non avevamo voglia di studiare. Per me che alle tre di pomeriggio mi mettevo sui libri, stare seduto sulla moquette a bere birra e ascoltare musica rappresentava una novità. Il suo cane Trick dormiva sotto la scrivania di

Nicolò, abituato al fracasso provocato dallo stereo. Dopo un paio d’ore, presi in mano la situazione e un po’ ubriaco cominciai a spiegare le quattro nazioni di fisica da me imparate.

Quasi subito capii che Nicolò non aveva studiato nulla e così il mio sforzo risultò maggiore anche perché continuava a mettere ogni discussione ogni mia affermazione. Era in bilico tra l’ esplodere con: “Inutile, tanto non capisco un cazzo” e rendersi conto di dover fare tabula rasa dei quattro concetti sbagliati a cui continuava ad aggrapparsi mentre io spiegavo. Per un po’ prevalse la sua pazienza e potei terminare la spiegazione, ma quando gli chiesi di ripetere quello che avevo detto esplose.

«Vai via, lasciami solo» mi disse.

Si era buttato sul letto a pancia in giù con la faccia rivolta verso il muro. Prima di uscire portai fuori dalla stanza Trick.

L’interrogazione di fisica andò benissimo a Nicolò. Mentre tornava al suo posto mi chiedevo se guardarlo o fare finta di niente. Abbozzai un sorriso, ma lui sembrava quasi dispiaciuto di aver superato con tanta facilità quella difficile prova. Mi bisbigliò da dietro un grazie soffocato.

Avevo chiesto Eliana una spiegazione di questo strano comportamento. Mi aveva risposto di darle qualche ora di tempo per pensarci. A casa aspettavo con ansia la sua telefonata.

«Si è reso conto di crearsi dei problemi inesistenti, per lui che è una persona estremamente intelligente» sentenziò Eliana. Mi piaceva questa sua capacità di poter sintetizzare in poche parole ciò a cui io stesso ero arrivato in modo confuso. Aveva sistemato così il casino che avevo in mente.

 

 

18.

Per qualche giorno Nicolò non venne a scuola. All’inizio non ci feci caso, ma dopo tre giorni provai a chiamare da lui.

Mi rispose la madre che però mi parve ignara delle assenze del figlio e mi disse che Nicolò era fuori. Ma la mattina seguente fu lei stessa a telefonarmi, allarmata perché non era rientrato. Le aveva detto che veniva da me con il cane e di non aspettarlo: voleva le  dicessi che Nicolò era lì. Non me la sentii di raccontarle una bugia di tale proporzioni.

Il mio cane Truck abbaiava eccitato e continuava a grattare con le zampe la porta di casa per cercare di uscire. Non riuscivo a calmarlo mentre cominciavo con la signora un elenco di ipotesi su quanto era accaduto.

Ci eravamo divisi gli ospedali ai quali chiedere notizie. Mentre stavo uscendo, Truck sgusciò fuori di casa e cominciò a correre in direzione della fabbrica cattedrale. Appena riuscivo ad avvicinarmi per cercare di prenderlo, scappava. Voleva che lo seguissi.

Al parcheggio antistante l’edificio, un manipolo di persone era raggruppato intorno a qualcosa. Col cuore in gola mi avvicinai e senti un cane abbaiare.

Mi fece largo e vidi la due cavalli di Nicolò con dentro Trick che abbaiava impazzito. Lui era raggomitolato alla postazione di guida in modo innaturale.

Sentii in lontananza il suono delle sirene che si avvicinavano rapide.

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Fine dell’Ottava e ultima puntata

 

Profilo biografico dell’autore

 

Corrado Occhipinti Confalonieri

 

Corrado Occhipinti Confalonieri è nato a Milano nel 1965. Laureato in Scienze politiche, è storico e autore. Ricordiamo un saggio sul Circolo dei nobili fra ancien régime e liberalismo (Il Risorgimento, 1992, 1) e di uno  sul progetto di Unione franco britannica del giugno 1940 (Rivista di studi politici internazionali, 2018, 4). Nel 2019 ha pubblicato uno studio sull’azione di Jean Monnet nella Prima guerra mondiale (Rivista di studi politici internazionali 2019, 4) e la ricostruzione della Cronaca della peste del 1348 scritta da Gabriele Mussi (Bollettino storico piacentino 2019, 2). Finalista del concorso letterario. Un giorno di Joyce indetto dal “Corriere della Sera”, collabora con i mensili MedioevoStorica National Geographic e col settimanale Maria con te. Si occupa anche di divulgazione storica e novità librarie sui social (Instagram e Facebook) dove riscuote  un ampio seguito. Nel romanzo storico  La moglie del santo  (Edizioni Minerva) narra la vita di due suoi avi vissuti nella prima metà del 1300:  Corrado Confalonieri – santo patrono di Noto e di Calendasco – e sua moglie Eufrosina Vistarini. Le agiografie ufficiali citano solo di sfuggita Eufrosina: scopo dell’opera è quello di ridare voce a una donna coraggiosa, a lungo dimenticata, nel contesto politico, sociale e religioso dell’Italia del XIV secolo.   Per il suo romanzo , ha vinto il Premio speciale Italia Medievale 2019 e quello per la miglior copertina dal gruppo Facebook Thriller storici e dintorni.

 

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