OMBELICALE Andrés Neuman

OMBELICALE, di Andrés Neuman (Einaudi – febbraio 2023)

Un piccolo libro, intimo, lieve, poetico… personalissimo.

Un uomo (Neuman) aspetta la nascita del suo primo figlio e ci regala i suoi pensieri, le sue emozioni, i sentimenti che precedono, e poi quelli che seguono, uno dei momenti più significativi della vita, quel passaggio definitivo, che cambia il significato di ogni cosa e dal quale non si torna più indietro, mai.

“Dormiamo di profilo, con il suo ventre nell’incavo della mia schiena, in modo da tenerti tra i nostri corpi.

Ti proteggiamo un poco tra parentesi, bocconcino di tempo, e sento il tuo tumulto che percorre questo cordone di vertebre che presto ti solleverà. Cosí mi si accumula il futuro sulla schiena.”

Non è un romanzo, non sono racconti, non è neanche propriamente un diario, né un memoir, non sono poesie, né aforismi… è un viaggio, frammentato, nell’intimità di futuro/neo papà.

È una dichiarazione d’amore verso suo figlio.

Il tentativo di trasformare in parole un qualcosa che non è ancora, che non si conosce…

“Penzoli da un filo ma non sei fragile, perché ancora ignori la tua fragilità: sei piuttosto la nostra.

Mentre ti dico, nasco.”

Il tentativo di descrivere il legame che unisce un padre al proprio figlio, un legame che non si forma nel corpo attraverso una condivisione di spazi, che non è tenuto insieme da un cordone ombelicale, ma che esiste, nella sua invisibilità, fin dalla prima ecografia.

“Sento la tua mancanza senza neppure conoscerti.”

Quanta tenerezza in queste pagine, in questi micro-brani che hanno un certo non so che di magico, di quasi etereo, impalpabile.

“Vien voglia di bersi i tuoi contorni, di mangiare dalla tua ombra versata. Voglio che mi alimenti mentre cresci.”

La copertina di questo libro è strettamente collegata a quella di un altro (bellissimo) libro, che tratta il tema della maternità, ovvero “Cattiva” di Rossella Milone.

Due libri diversissimi per scrittura, stile e prospettiva (uno poetico e magico, l’altro viscerale ai limiti della brutalità), ma in entrambi assistiamo alla nascita di un nuovo linguaggio, di un modo diverso di stare al mondo, più difficile, fatto di dolcezza sì, ma anche di paure, di accoglienza e di rifiuti, di vicinanza e di strappi, di crescita e di cedimenti, di una nuova percezione del tempo…

La genitorialità è un universo molto complesso, tanto soggettivo quanto universale, e ogni libro su questo tema, da qualsiasi prospettiva decida di affrontarlo, ci farà sempre un po’ da specchio

Recensione di Antonella Russi

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