OGNI COSA È ILLUMINATA Jonathan Safran Foer

OGNI COSA È ILLUMINATA, di Jonathan Safran Foer

 

Jonathan, un giovane americano di origini ebraiche, parte per un piccolo villaggio ucraino alla ricerca della donna che tanti anni prima ha salvato suo nonno da un eccidio nazista. Nel viaggio lo accompagneranno Alexander, giovane ucraino che gli farà da (mediocre) traduttore, il nonno di Alexander, che gli farà da guida, sebbene egli si spacci per cieco, e il cane del nonno, Sammy Davis Junior Junior. Il viaggio sarà grottesco e tragicomico.

Sulla trama non serve e non voglio dire molto altro anche perché ciò che caratterizza questo originale romanzo è lo stile narrativo, complicato e particolare. Il libro sembra scritto a due mani: la parte scritta da Jonathan, dominata dall’alternarsi tra il racconto del viaggio e la storia dei suoi antenati, a partire da Brod, sgusciata fuori neonata, nel torrente da cui prende il nome, da un carro in un villaggio ucraino abitato da una bizzarra comunità ebraica, e la parte scritta da Alexander, che si contraddistingue per una strana lingua, probabilmente nella lingua originale sarà un inglese mal tradotto, il che ci fa capire quanto lui sia scadente come interprete. Il tutto inframmezzato da lettere che Alexander invia a Jonathan, sempre scritte in una lingua che fa pensare ad una cattiva traduzione. Il titolo, singolare come lo stile letterario, ha origine probabilmente da una delle pessime traduzioni di Alexander, ma in realtà allude forse a come il racconto piano piano chiarisca ogni cosa finché essa davvero non risulti finalmente “illuminata”.

Lo stile mi ha ricordato David Foster Wallace ma con una originalità differente. Ho molto apprezzato il racconto della tragedia ebraica con toni che alternano sapientemente la commedia e il registro tragico. Davvero un bellissimo romanzo.

Recensione di Nadia Carella
OGNI COSA È ILLUMINATA Jonathan Safran Foer

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