NEVICAVA SANGUE Eraldo Baldini

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NEVICAVA SANGUE, di Eraldo Baldini

Volevo consigliarvi il romanzo “Nevicava Sangue”, di Eraldo Baldini, un antropologo e narratore con una lunga carriera alle spalle e molti libri venduti.

La tematica di fondo è quella della storia con la esse minuscola, raccontata dal punto di vista dei poveri, degli straccioni che sono condannati a subirla. Si parla della spedizione in Russia che il protagonista, Francesco Mambelli, deve affrontare per colpa di uomini mediocri, spietati e vili: Napoleone Bonaparte e il suo padrone. 

Anche se il tema non è certo nuovo (basti pensare, anche se in un diverso periodo storico, al “Sergente nella neve” di Mario Rigoni Stern oppure anche alla “Tregua” di Primo Levi) Baldini lo affronta con una potenza evocativa inusuale, degna di Steinbeck. Infatti, il cuore del racconto è proprio il “Furore” che spinge l’istinto dell’uomo a lottare aspramente per la sopravvivenza e per affrancarsi dal marchio di servo con cui i braccianti della bassa padana (e non solo) avrebbero continuato a convivere ancora per molti decenni.

Nevicava Sangue Eraldo Baldini Recensioni Libri e News UnLibroCome detto è un libro molto evocativo, per cui non è facile scegliere una sola immagine che ne sia rappresentativa: i soldati-parassiti che succhiano il sangue dei cavalli che sono costretti a mantenere vivi o sacrificare per la carne e per cercare, dentro la carcassa, un riparo dal freddo, il sabba infernale nelle città esposte al saccheggio, Baba Yaga, la strega della mitologia russa che rapisce i neonati, evocata da una bimba al passaggio dei soldati italiani, la leggenda della strega del “Nevicava sangue” che il protagonista racconta alla figlia per farla dormire, i soldati morti assiderati mentre se ne stanno seduti a semicerchio e che, da lontano, sembrano giocare una infinita partita con la morte. E poi ancora, il corpo che diventa dolore per la fame, le ferite ed il freddo. La sofferenza del corpo che diventa anche dannazione dell’anima, per ciò che si è diventati, fino al punto di cedere al desiderio di morte che sembra penetrare anche nella Natura, che non è indifferente o matrigna, ma sembra partecipare empaticamente alle miserie umane.

Nel racconto c’è anche spazio per i sentimenti del protagonista, come ad esempio l’ amore per la figlia e per il cavallo che lo accompagna all’inferno, ma non è un libro consolatorio, non c’è assoluzione né redenzione e non è adatto a chi cerca leggerezza.

Recensione di Massimiliano Piantini

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