MILLE ANNI CHE STO QUI Mariolina Venezia

MILLE ANNI CHE STO QUI, di Mariolina Venezia (Einaudi)

Recensione 1

Mille anni che sto qui , di Mariolina Venezia . Leggere questo romanzo mi ha fatto tornare diciottenne , quando Cent’anni di solitudine mi lasciava a ogni pagina senza respiro, piena di stupore e di attesa . La storia attraverso un secolo della famiglia Falcone , raccontata con un linguaggio ricco e sfacciato, in cui il dialetto lucano si mescola a un italiano fluente, immediato , scoppiettante, diverte e stupisce, un viaggio che si snoda attraverso decenni densi di avvenimenti fondamentali per la storia di un’Italia scossa da guerre, ingiustizie, lotte sociali e politiche. I veri protagonisti però sono i Falcone, soprattutto le donne, ritratte meravigliosamente, caratteri diversi e opposti, ma tutte arrivano al cuore di chi legge. Le ho amate tutte allo stesso modo.

 

 

La magia di questo romanzo non risiede in atmosfere immaginifiche o fiabesche, o in improvvisi pittorici colpi di scena. L’autrice rende magica la realtà , riesce a incantare e inondare di luce anche lo squallore, la fame , il dolore. Unico neo: un racconto di una uccisione crudele, non posso definirne inutile la descrizione, ma mi ha inorridito. Chi vorrà leggere capirà. Consigliato a chi ama le saghe familiari, il nostro Sud, le donne, la scrittura insolita, il profumo della terra bagnata.

 

Recensione di Barbara Annibali

Recensione 2

Ho letto questo libro, di cui mi incuriosiva la vivacità dello sguardo della bambina in copertina, l’origine meridionale dell’autrice e diverse critiche positive lette al tempo della pubblicazione, anni fa (2006).

Alla base c’è molto del realismo magico di matrice sudamericana, in voga per anni anche fra i nostri giovani scrittori, oltre alla costruzione di una saga familiare, simile a tante altre del sud del mondo, anch’esse al centro di romanzi e romanzetti più o meno compiuti.

Non è, a mio parere, un libro che possa definirsi riuscito; si dilunga e si disperde in mille rivoli, privilegiando le storie femminili, che spesso si sovrappongono e si ingarbugliano in un gomitolo disordinatissimo e povero di attrattive.

La parte relativa al dopoguerra, che si dilunga fino agli anni ’90, è secondo me la peggiore, anche se l’autrice sembra abbandonare i toni epico- nostalgici per introdurre un linguaggio più secco e diretto.

Qui ormai le protagoniste (troppe, fino all’eccesso) si fondono e si disperdono, si sovrappongono fino a scomparire. Il rapporto col paesino lucano da cui si era partiti di sfilaccia in modo francamente fastidioso, di cui non si colgono i nessi e le corrispondenze.

Credo che Venezia abbia preteso troppo da sé, costruendo un “romanzo” ambizioso, un quadro della vita di una famiglia, di un borgo, di un paese, che non sta nella cornice, disegnato con colori e sfumature che si liquefano fino a disfarsi in una confusa macchia grigiastra

Recensione di Clara Simone

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