MARY BARTON Elizabeth Gaskell

MARY BARTON, di Elizabeth Gaskell (edizioni Croce)

Elizabeth Gaskell scrittrice britannica di epoca vittoriana, contemporanea di Dickens, grande amica di Charlotte Bronte, di cui scrisse l’unica biografia, secondo me scrittrice ancora poco letta ma che merita e per quanto mi riguarda, questo è il suo quarto libro che leggo e non mi ha mai delusa.

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Mary Barton è il suo primo romanzo; spinta e appoggiata dal marito che la esortò ad impegnarsi in una attività che potesse in qualche modo alleviare la sua pena, la perdita del suo unico figlio maschio, ancora in tenera età.

Probabilmente, forse per questo, il libro è tragico, permeato da un forte credo religioso, in cui la morte è vista come la liberazione dalle pene ed una benedizione per chi se ne va e una forza per chi rimane. Tutto il libro è impregnato dalla tragedia della morte, ma si deve pensare con quanta facilità si moriva a quei tempi, soprattutto la povera gente.

 

Le descrizioni della vita dei poveri, dei derelitti, mi ha portata a paragonare questo libro con I Miserabili di Hugo, letto recentemente. Ho trovato simili anche alcune figure che popolano il romanzo, Esther come Fantine ingannata dalla prospettiva di una vita appagante, lontana dalla miseria, accanto a un uomo che credeva potesse darle felicità e benessere, finisce invece sulla strada, creatura “perduta”.

John Barton come Jean Valjean porta il peso della sua colpa, con le sue sventure e il desiderio di giustizia.
I luoghi sono diversi, li Parigi e la Francia, qui l’Inghilterra, Manchester con le sue industrie.
Il periodo storico è più meno lo stesso, qui siamo a Manchester, appunto, fra 1830 e 1840.
Si racconta delle lotte tra operai e padroni, fra ricchi e poveri, e la Gaskell non si pone come semplice narratrice dei fatti, ma spesso fa intendere le proprie opinioni.

 

Ho detto, un libro tragico, dove si piange, o almeno a me ha suscitato grandi emozioni, ma è anche una lettura di grande respiro, di speranza nell’amore, quello fraterno, dove uomini e donne di diversa estrazione sociale possano un giorno veramente incontrarsi per un unico scopo. Utopia? Forse, ma la Gaskell ci credeva.

Da leggere

Recensione di Sebastiana Cavasino

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