MARCOVALDO Italo Calvino

Marcovaldo Italo calvino recensioni Libri e news UnLibro

MARCOVALDO, di Italo Calvino

Pagine dolci come carezze e forti come schiaffi.

Ci sono libri che entrano nella propria classifica personale, chi va in top ten, chi in top five, chi tra i belli senza posizione.

Poi ci sono i libri che, appena finiti, sanno già che il loro destino sarà andare in una postazione, senza posizione né podio, in un angolo sperduto ma meraviglioso.

Marcovaldo Italo Calvino recensioni Libri e News UnlibroPer me Marcovaldo andrà lì. In un quartiere speciale del mio cuore, dove in realtà forse c’era già e dove è rimasto chiuso per anni, scontando il pregiudizio della banalità, ma in pieno conflitto con la curiosità, nata dopo averne letto un brano a scuola elementare.

Marcovaldo ovvero le stagioni in città è un libro delizioso. Sottovalutato, credo.

Ogni racconto – non ce n’è stato uno che non mi sia piaciuto – mi ha regalato contemporaneamente sorrisi dolci e amari; sarà che sono cresciuta fra campagne e montagne e capisco la difficoltà di non ritrovarsi l’erba sotto i piedi fra i marciapiedi di città, sarà che i sogni dei bambini che sanno di non poter avere tutto tutto sono sempre uguali, sarà che chissà quante notti ho desiderato che al suono dei clacson fosse sostituito il verso delle cicale – alle quali, per quel pensiero, chiedevo mestamente e mentalmente perdono per tutte le volte che le avevo detestate -, sarà che essere trasportati in un mondo reale e sospeso contemporaneamente è il sogno di ogni lettore.

La leggerezza con cui Calvino narra le dis-avventure di Marcovaldo è un colpo di pennello color arcobaleno sulla grigia tristezza del binomio povertà/capitalismo; l’ironia velata con cui intesse le storie e la verve del “così è la vita” fanno di questo libricino, apparentemente per ragazzi, un mattone di gommapiuma su cui saltare per arrivare a spegnere le insegne luminose e accendere le stelle.

Recensione di Giusy Geraci

1 Commento

  1. Mi sento un isolato perché a me non è affatto piaciuto. Letto l’anno scorso. Lasciatemelo dire, ho trovato questi racconti banali e inverosimili. Hanno avuto così tanta risonanza perché parlavano di un operaio buono, sognatore e pasticcione, in contrasto con il grigio capitalismo. Certa sinistra ci è andata a nozze ma mi dispiace confessare che non ho MAI incontrato un operaio così. Anzi. Certe descrizioni sono quasi irritanti.
    Per me un libro sopravvalutato del dopoguerra, soprattutto per motivi politici. Un po’ come è successo con i Promessi Sposi, romanzetto però divinizzati dai cattolici per il ruolo della Provvidenza.
    Non è un caso che fuori dall’Italia non li conosce nessuno.

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