MANITAS Gianni Vacchelli

Feltrinelli KOBO Fomia maggio

Manitas, di Gianni Vacchelli (Jouvence – febbraio 2022)

“E le mani devono toccarsi stringersi

sono due per questo,

per dire la loro sororità e la loro alarità.

Le mani, se libere, spazzano via lo zampettio

di parole unte, viscide, di plastica,

senza gioia, canto e fiato”

 

Ho atteso con grande curiosità questo nuovo romanzo di Gianni Vacchelli.

Avevo proprio voglia di conoscere un’altra piccola “amazzone”, frutto della sua fantasia, del suo studio, del suo sentire.

Angelica è la protagonista di manitas, manine, mani, quelle con cui gioca, colora, tocca, ma soprattutto “sente”. Il suo è un “sentire” come ormai non accade più, soprattutto non accade più agli adulti, a partire dai suoi genitori, Fermo e Gertrude, troppo distratti, disattenti, concentrati su mille cose ma non più su quelle essenziali, non “sentono” più la loro bambina.

“Dov’è il centro?

…perché era guerra, ovunque. E non la vedevano. Non la sentivano. C’era e si era fatta invisibile agli occhi dei più, nascosta in prima vista. E contagiosa.”

Un incipit che dice molto del libro, che dice molto del nostro tempo.

Quanto è importante allora “sentire” come Angelica?

Quanto è importante aprire gli occhi e finalmente vedere quello che ci circonda?

 

 

Angelica non è una supereroina, non ha poteri speciali e unici, Angelica semplicemente è ricettiva, Angelica usa i suoi sensi, quelli di cui tutti siamo dotati e li usa con tutta sé stessa, visceralmente, con la testa, il cuore e il suo pancino.

Angelica vive in rapporto dialettico con il mondo che la circonda, con la natura, con gli uomini, con il Mistero.

“E anche con i piedi sentiva tutto. La terra era viva. In qualche modo reagiva all’amore o alla violenza che tu le davi. Comunque ti sosteneva. La terra viveva. Tutto era vivo, se lo sapevi toccare, vedere ascoltare annusare gustare”

Non ha barriere, non ha condizionamenti.

Certo, forse per un bambino è più facile che per un adulto, ormai contagiato dalle falsità e dall’immondizia del nostro tempo.

Sta qui in parte la differenza: Angelica usa le mani per sentire, per creare; gli adulti usano le mani, certo, ma per le cose sbagliate, non per creare, non per sentire, non per prendersi cura.

Ma non sono tutti così ciechi e sordi nel mondo di manitas.

Ci sono per fortuna nonna Clarissa e Don Durante che fanno da contraltare ai due genitori.

“Forse proprio con la nonna stava imparando che le storie cambiano il mondo. Che le storie sono mani e le mani storie. Sono conoscenza, potenza buona, se le usi bene, creazione, benedizione. Anche maledizione. Se le usi male o se devono maledire.”

Loro sentono esattamente come la piccola bambina, loro vivono, ancora da adulti, molte esperienze che Angelica fa, ma soprattutto la aiutano a non aver paura di queste grandi forze, di queste energie salvifiche e le dicono di lasciarsi semplicemente attraversare, di ardere e di germogliare continuamente, costantemente.

Angelica farà delle esperienze forti, mistiche, si prenderà il suo spazio per dire “NO!” a tutto quello che non va nel mondo…e crescerà, con una nuova consapevolezza, risvegliata e potenziata di energia buona.

 

 

Cosa mi ha insegnato questo piccolo grande angelo?

A sentire, ad andare oltre, a saper ascoltare anche e soprattutto dentro di me, perché altrimenti è più difficile ascoltare ciò che sta fuori.

Mi ha insegnato a non abbassare gli occhi, a saper guardare in faccia le cose che non vanno e a cercare di porvi rimedio; mi ha insegnato ad avere rispetto per i grandi saggi, i nostri nonni, i nostri morti, che hanno in qualche modo spianato la nostra strada; mi ha insegnato ad ardere, senza bruciare, grazie a Dio, al Divino, al Mistero, a questa potente energia che sta dentro e fuori di me.

Lo so, non è la mia solita recensione…ma questo non è il solito libro.

E’ un libro che ci pone domande, che ci spinge a fare ricerca, anche e soprattutto dentro di noi, è un libro che ci invita a risvegliarci.

Non a caso condivido questa riflessione oggi, 8 marzo, festa della Donna…per celebrare e ricordare che il femminile insieme al nostro bambino interiore, è la dimensione che dobbiamo recuperare e coltivare.

“Sono di più quel che ignoro,

e che devo comunque provare a esplorare,

non per possedere,

ma per oltrepassare.”

Buona lettura!

 

Recensione di Cristina Costa

MANITAS Gianni Vacchelli

 

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Feltrinelli KOBO Fomia maggio

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