L’UOMO NERO E LA BICICLETTA BLU Eraldo Baldini

l'uomo nero e la bicicletta blu Baldini recensioni Libri e News UnLibro

L’UOMO NERO E LA BICICLETTA BLU, di Eraldo Baldini

Recensione 1

Questa settimana vi parlerò di un bel romanzo a metà tra il giallo e la formazione.
Gigi ha 10 anni e vive nella campagna ravennate: questo libro racconta dell’estate in cui decise di comprare una bici nuova, in cui si innamorò per la prima volta e scoprì che l’uomo nero non è solo un personaggio delle favole.

L'UOMO NERO E LA BICICLETTA BLU Eraldo Baldini Recensioni Libri e News UnLibro

Baldini, con prosa semplice e divertente, affronta il classico tema dell’uscita dall’infanzia ma L’uomo nero e la bicicletta blu non è, esattamente o soltanto un romanzo di formazione, poiché dietro la narrazione, l’autore fa intuire una tensione strana, oscura, che carica quelle malinconiche pagine di un brivido sottile ma persistente; quella tensione, quell’ombra prende nella mente di Gigi la forma dell’uomo nero, lo spauracchio che immancabilmente rovina il lieto fine nelle favole che la vecchia Tugnina racconta ai bambini del villaggio, per insegnare loro che “e vissero felici e contenti” è un’utopia e non bisogna farci affidamento.

 

Il trascorre del tempo è misurato non solo dal punto di vista cronologico ma anche da quello interiore di un ragazzino che si trova, ogni giorno, a misurarsi con nuove sfide, nuove prove, nuove consapevolezze che piano piano erodono le sue certezze di bambino e lo trasformano nell’uomo del dubbio, di Pirandelliana memoria (e citazioni Pirandelliane ce ne sono, nel romanzo).

Poetico e struggente, il romanzo di Baldini si basa su azzeccate descrizioni di caratteri e atmosfere venate di malinconia, che un suono o un profumo possono evocare anche dopo molti anni, innescando il complesso meccanismo del ricordo e della nostalgia; se cercate un autore dal riscoprire, vi consiglio questo libro.

Recensione di Valentina Leoni

 

Recensione 2

“ Le persone sanno essere cattive e allo stesso tempo
Buone e generose… Non te lo scordare mai”

Luigi Melandri, ormai cinquantasettenne, nato a Bagnago, un ipotetico paesino della bassa padana, ritorna col pensiero all’estate del 1963 quando la sua infanzia e la sua neonata adolescenza presero una brutta piega trascinandolo repentinamente verso l’età adulta.

E’ questa estate del ’63, ricca di avvenimenti come la morte di Papa Giovanni XXIII, quella di John F. Kennedy, della nota attrice Marylin Monroe, della tragedia del Vajont che, lo scrittore Eraldo Baldini, ci racconta nel suo “L’uomo nero e la bicicletta blu” (Einaudi 2011) e lo fa per bocca del piccolo Gigi, allora decenne.

 

 

Nel microcosmo della sua famiglia, povera e dignitosa, del suo paese pieno di personaggi imperdibili che escono dalla carta per acquistare vita, degli amici e dei compagni di scuola, di una quotidianità senza scossoni ma per questo rassicurante, Gigi sogna una bicicletta blu vista nel negozio di Cicognani. Ma il prezzo del suo sogno è di ben ventimila lire e né lui né la sua famiglia posseggono questa cifra. Ma Gigi è testardo e si darà da fare tutta l’estate con favori e lavoretti vari per raggranellare la cifra necessaria all’acquisto finchè nella sua vita comparirà Allegra, figlia del nuovo direttore della banca e il suo cuore comincerà a battere per le pure emozioni del primo amore, le stesse che per tutta la vita mai ritroverà e mai riuscirà a dimenticare.

 

 

Le feste in piazza, il carnevale, i grandi falò di San Giuseppe, il Natale e il Capodanno, la scuola con i suoi esami importanti, le liti con il fratellino Enrico, il preferito di casa, le corse nei campi, i giochi col pallone, i viaggi col nonno, i momenti di ingenua intimità con Allegra, in un mondo rurale che sta per intrecciarsi con la modernità e dove tutti gli abitanti del paese, anche quelli a quattro zampe, saranno di contributo alla sua memoria, tutta questa quantità giornaliera di umile serenità verrà aspramente interrotta da un evento terribile e inatteso che segnerà indelebilmente la sua vita decretando dolorosamente la fine della sua infanzia .

E allora, quella bicicletta blu tanto agognata, perderà ogni sua fascinazione, come le favole della vecchia Tugnina che, qualunque cosa i protagonisti facessero, alla fine arrivava l’Uomo Nero e se li mangiava tutti. E forse, quelle fiabe non erano poi così menzognere, ma facevano parte di una realtà oscura e straziante, di un male capace di annientare corpi e anime per sempre.

 

 

Con una prosa fresca, semplice ma molto coinvolgente, il libro è capace di far emergere una molteplice gamma di sentimenti e di riportarci indietro alle nostre dirette esperienze dell’infanzia, quando tutti avevamo un po’ di meno, quando la tecnologia non ci aveva ancora sopraffatto, quando le relazioni umane erano più strette e partecipate anche se, ora come allora, l’Uomo Nero, quello che si pensava relegato alle favole, ancora è capace di uscire dal mondo dell’immaginario palesandosi in una realtà sempre più feroce e subdola.

Recensione di Maristella Copula

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