LUNA DI PRIMAVERA, di Bette Bao Lord

LUNA DI PRIMAVERA. Un romanzo della Cina, di Bette Bao Lord

 

 

 

UN VIAGGIO LUNGO UN SECOLO

 

LUNA DI PRIMAVERA, romanzo del 1981, è l’opera prima di Bette Bao Lord, una scrittrice cino-americana dal grande talento narrativo, e può essere annoverato nel filone di classici della denuncia politica cinese tra i più colti e raffinati.

La vicenda si snoda fra gli ultimi decenni dell’impero e l’inizio del disgelo della guerra fredda, cioè tra il 1892 e il 1973, quando alla presidenza degli Stati Uniti soprassedeva Henry Kissinger, il quale iniziò, primo statista del suo paese, ad avere contatti (timidissimi) con la Cina di Mao, post Rivoluzione Culturale (1966), grazie ad un viaggio segretissimo a Pechino. Ma questa è un’altra storia. La vicenda ha il suo incipit a Sữchow, una ridente città del sud della Cina, quando Luna di Primavera, la protagonista appunto, è solo una bimbetta che, a 5 anni, capricciosa e intelligente, darà già modo, agli adulti, di capire che è una vera e propria bomba ad orologeria.

Nata in una grande famiglia mandarina di letterati, il ceto nobile dell’epoca, Luna di Primavera imparerà a leggere e scrivere, contrariamente a ciò che prevedeva la tradizione cinese per le bambine, grazie ad uno zio paterno reduce dagli studi in America (usanza molto di moda nella Cina di fine impero) e, suo malgrado, si sottoporrà alla disumana tradizione di fasciarsi i piedi, con l’intento di fermarne la crescita per farli restare per sempre piccoli e “graziosi” come due “gigli dorati”.

 

 

A 16 anni sposerà un giovane letterato del nord (di Pechino), Felice Promessa, scelto appositamente dallo zio di cui sopra, reduce anch’egli come il parente della sposa, da studi in occidente. Il giovane è, a sua volta, figlio di un letterato di una grande e nobile famiglia, da sempre al servizio dell’imperatore, anche se sarebbe il caso di dire, dell’imperatrice vedova e madre dell’inetto sovrano dell’epoca, pesantemente manipolato dalla genitrice.

A due anni dal matrimonio, Luna di Primavera darà al marito una splendida figlia, Giada Lucente. Siamo nel periodo xenofobo, caratterizzato dalla cruenta rivolta dei Boxer, che non tollerava, sul suolo cinese, né stranieri, né cinesi a contatto l’occidente. Una rivolta, questa, che sarà soffocata in fiumi di sangue innocente versato da entrambe le fazioni.

Tornata a Sữchow, Luna di Primavera ritroverà negli ombreggiati cortili della sua splendida dimora, la Pagoda d’Inchiostro, la famiglia di un tempo, più la moglie dello zio anziano – divenuto ormai il Venerabile del Clan dei Chang -, i due figli di lui, più un orfanello adottato, Venti d’Agosto.

 

 

 

Gli anni passeranno e a Luna di Primavera capiterà di divenire di nuovo madre, questa volta di un maschio…

Non rivelerò i particolari. Mi limiterò solo a dire che essendo il romanzo ambientato lungo l’arco di quasi un secolo, le vicissitudini affrontate dalla protagonista, per prima, e di tutti gli altri, poi, risulteranno strettamente legate alle vicende politiche come la caduta dell’impero, la proclamazione della repubblica, da parte di Sun Yat-Sen, la fondazione del Kuomintang e del partito comunista. Entrambi i figli di Luna di Primavera vivranno in prima persona e sulla propria pelle l’evolversi degli eventi.

CONSIDERAZIONI PERSONALI

Il romanzo è perfettamente calato nell’atmosfera del luogo e nell’epoca storica in cui è stato ambientato, o meglio, nelle “epoche” storiche, visto a quali numerosi e frequenti cambiamenti è stata soggetta la Cina, nel giro di pochi decenni, nel secolo scorso.

 

 

La scrittura è gradevole e scorrevole, la trama accattivante, ma non ho trovato però l’aspetto storico-politico approfondito a dovere. Pertanto, la curiosità del lettore, concernente gli eventi storici, resta piuttosto insoddisfatta. È vero che ne sono stati inseriti tanti, ma trovo che non siano stati approfonditi a dovere: un esempio di questa pecca può essere rappresentato dall’episodio riguardante il ritorno del figlio di Luna di Primavera in Cina, nel 1973. C’è solo un vago accenno a ciò che riguarda una vicenda politica di portata internazionale tanto importante: Bette Bao Lord liquida con poche righe un evento che avrebbe avuto bisogno di un po’ più di spazio per poter essere compreso dai lettori, soprattutto da coloro che sono più a digiuno di storia cinese.

 

 

Anche i personaggi, tranne quello della protagonista nei primi decenni di vita, non sono molto approfonditi: vi si ritrova una marea di personaggi di cui non è tratteggiata a sufficienza la personalità, né tanto meno le vicende che hanno vissuto. La seconda metà del romanzo è, infatti, quasi un mero elenco di avvenimenti con nomi e poco più, se non fosse per l’inserimento di certe pittoresche descrizioni dei posti e delle situazioni vissute, capaci di coinvolgere egregiamente il lettore. Ho avuto come l’impressione che il libro, in origine, fosse più corposo, ma sarà stato poi tagliato in alcuni punti per ridurlo un tantino, per cui risulta essere troppo sintetico: troppe vicende e troppi personaggi, che si affollano non trasmettono quel respiro ampio che invece è riconoscibile, ad esempio, nei libri di Han Suyin.

L’aspetto più positivo di questo romanzo sembra essere quello delle descrizioni folkloristiche e tradizionali della terra di provenienza della scrittrice, come quella di tutte le usanze legate all’organizzazione di un matrimonio, degli abiti e dei colori appositi. È superbo, infatti, il modo in cui vengono descritte certe scene colorate, per lo più di rosso, come l’abito della sposa o le superstizioni legate alla scelta dello sposo. Sono, queste, delle curiosità impagabili da sapere, che difficilmente potremo apprendere al di fuori di un libro: chi conosce i cinesi e li ha frequentati, anche solo per breve tempo, sa quanto siano schivi e riservati su queste cose. Essi non vi parleranno mai del culto degli antenati né di cosa hanno attraversato durante il periodo maoista.

 

 

CENNI BIOGRAFICI

L’autrice (Shanghai, classe 1935) è avvocato difensore di un’apposita associazione per i diritti dei rifugiati politici (come lei stessa fu) delle minoranze etniche presenti in America. Infatti, Bette Bao Lord, in calce al romanzo, ha aggiunto una postfazione in cui fornisce ampi cenni autobiografici e spiega che lo spirito che anima la sua opera è lo stesso che animò lei durante la permanenza nel paese natìo, al fianco del marito, Winston Lord, ambasciatore americano in Cina (già collaboratore diplomatico di Henry Kissinger, dal quale fu inviato per ricucire i rapporti politici tra i due paesi; occasione che rappresentò il primo viaggio in patria per l’autrice, all’età di 35 anni), tra il novembre 1985 e l’aprile 1989, da quando, nel 1947, a soli 8 anni, restò bloccata negli USA, con la famiglia (dov’era andata per seguire i progetti di lavoro del padre ingegnere di formazione britannica), a causa della guerra cino-giapponese.

LUNA DI PRIMAVERA è valso alla Bao Lord la nomination dall’American Book Award, quale miglior primo romanzo.

 

Recensione di Lena Merlina

 

 

 

 

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