LUIS ROLDÀN NÈ VIVO NÈ MORTO Manuel Vázquez Montalbán

LUIS ROLDÀN NÈ VIVO NÈ MORTO, di Manuel Vázquez Montalbán (Feltrinelli)

“Luis Roldán né vivo né morto” di Manuel Vázquez Montalbán

Come spesso avviene nei romanzi di Montalbán gli accadimenti prendono spunto da fatti realmente accaduti.

L’autore attraverso i suoi romanzi ed il suo alter ego, Pepe Carvalho, benché i fatti si svolgano nella Spagna post Franco, non perde mai l’occasione di raccontarci pezzi di storia passata del suo Paese e di quell’orrendo e duraturo regime, a noi poco conosciuto, che fu il franchismo.

In questo caso invece su concentra più sull’attualità del tempo, il libro è stato scritto nel 1994 ed uscito a puntate su “El País”.

Proprio in quell’anno Luis Roldán, Capo della Guardia Civil spagnola, fu accusato di aver percepito tangenti miliardarie in un giro di affari illeciti. La sua fuga provocò una grave crisi politica, una tangentopoli iberica, che portò alle dimissioni del Ministro degli Interni.

Prima della sua fuga Roldán minacciò, se lo avessero arrestato, di dire tutto ciò che sapeva coinvolgendo il governo spagnolo.

Partendo da questo antefatto e dalla irreperibilità di Roldán, Montalbán costruisce la trama del racconto aggiungendo la sua fantasia di abile romanziere, e infila Carvalho in un complotto internazionale che lo porterà dalle fogne di Barcellona, ai sontuosi palazzi di Damasco, passando per Israele, nella suggestiva cornice del Mar Morto e della Fortezza di Masada.

In questa avventura, nella quale si imbatterà nei servizi segreti deviati, in “vecchi arnesi” franchisti ed agenti del Mossad, sarà coadiuvato dal fedele Biscuter, che per l’occasione abbandonerà i suoi untuosi manicaretti, per passare all’azione.

Molte “scene” si svolgono sottoterra, nelle fogne, nei sottosuoli degli edifici, dando al lettore la sensazione di un mondo sotterraneo parallelo dove vengono orchestrati i complotti che daranno le mosse al mondo in superficie.

Forse per la sua originaria uscita a puntate, il romanzo risulta poco fluido nella sua prima parte, ma da lì in poi si trasforma in un’avvincente spy story “gazpacho flavour”, e solo nell’ultima pagina scopriremo come mai Roldán non è “né vivo né morto”.

Recensione di Neri Randazzo

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