L’INNOCENTE Gabriele D’Annunzio

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L’INNOCENTE, di Gabriele D’Annunzio

Recensione 1

Finito un libro, prima di iniziarne un altro, scrivo qualcosa, appunto dei pensieri.

È ormai un’abitudine, iniziata per non dimenticare.

Un momento di riflessione mirato a far un po’ d’ordine nei miei pensieri e a valutare che cosa mi ha lasciato il libro appena finito.

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Poi ci sono occasioni in cui mi è proprio difficile scrivere qualcosa di non banale.

Succede quando si tratta di un capolavoro, del quale è già stato scritto tutto da autorevolissime penne.

Questo è il caso de “L’innocente” di D’Annunzio.

Mi sono avvicinata a questo titolo su suggerimento di mio figlio, con una certa soggezione, un timore reverenziale legato alla paura di non arrivare a capirlo ed apprezzarlo.

È stata invece una esperienza importante, sotto più punti di vista.

Parliamo innanzitutto del linguaggio: il registro espressivo è ricercato ma di facile lettura, la prosa è scorrevole, piacevole e mai ridondante e, devo dire, è godibile leggere qualcosa di diverso rispetto alla scrittura sciatta che spesso oggi riempie pagine e pagine.

La storia è sicuramente non banale ma non è questo l’aspetto che più mi ha colpita.

Ciò che ho trovato eccezionale è l’analisi psicologica dei protagonisti, Tullio e Giuliana.

I due coniugi, dopo sette anni di matrimonio e due figlie, attraversati periodi di crisi legati alle numerose distrazioni di Tullio, sembrano trovare una nuova intesa,,,ma qualcosa o meglio qualcuno…ostacola il loro nuovo idillio.

Tullio e Giuliana ritrovano una sintonia e una complicità che li accompagnerà nello svolgersi della vicenda.

Al lettore è offerta l’occasione di assistere e condividere tutto il lavorio intrapsichico di Tullio.

Tutti i pensieri, le sensazioni, i sentimenti e le emozioni vengono condivise: chi legge soffre e gioisce, teme e si rinfranca, palpita e singhiozza con lui.

La grandezza dell’autore sta proprio nella capacità di quest’attenta e quanto mai minuziosa analisi dell’animo umano ed è segno della sua ricchezza interiore.

Nel corso del romanzo non mancano meravigliosi camei, fra tutti voglio ricordare Giovanni, immortalato nell’ampio gesto del seminatore.

Recensione di Gabriella Calvi

 

Recensione 2

D’annunzio è un gran maestro nello scavare i personaggi per offrirli al lettore senza veli né ipocrisie, nella loro cruda realtà. Tullio, il protagonista si presenta con la drammatica confessione di un infanticidio e sentendosi al di sopra di tutto e di tutti dice: “ La giustizia degli uomini non mi tocca. Nessun tribunale saprebbe giudicarmi.”

Tullio e Giuliana ( belli, colti, ricchi) vivono un amore torbido, decadente, una sensualità malata che li porta al disastro. Ci sono tutti gli ingredienti del decadentismo italiano: l’uomo sicuro di sé, maschilista e fiducioso dell’amore fedele della donna che lui ama( a modo suo) ma che non esita a tradire, convinto di averla sempre vinta: ” essere costantemente infedele a una donna costantemente fedele.»

 

 

Lei, Giuliana, fragile, affettuosa, mite, innamorata oltre ogni limite, disposta al perdono, incarna il ruolo della donna che si affida completamente al suo uomo e sogna solo il suo ritorno e il suo amore, accettando come inevitabili, i suoi tradimenti; lei rimane sempre passiva, preda della sua sofferenza, incapace di avere un ruolo attivo, non vive ma subisce la vita diventando complice del marito.

Quando l’equilibrio si spezza, Tullio attraversa un momento oscuro, perde le sue certezze, crede di riscoprire l’amore per la moglie ed è disposto a tutto per non perderla e per non dirsi sconfitto.

Esempio di come non dovrebbe mai essere un rapporto d’amore.

Recensione di Patrizia Franchina

L’innocente G. D’Annunzio

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