Libro/Film IL SIMBOLO DELLA RINASCITA/L’UOMO DEL GIORNO DOPO – David Brin – Kevin Kostner

IL SIMBOLO DELLA RINASCITA/L'UOMO DEL GIORNO DOPO - David Brin - Kevin Kostner

Libro/Film a confronto

 

Libro – IL SIMBOLO DELLA RINASCITA/L’UOMO DEL GIORNO DOPO, di David Brin

David Brin – Il simbolo della rinascita (pubblicato anche col titolo L’uomo del giorno dopo). Edizioni Nord

In questi giorni di coronavirus in cui ognuno propone la propria similitudine con il film/libro/serie apocalittico o post-apocalittico di turno, decido di partecipare al giochino proponendo questo romanzo di David Brin, da cui è stato tratto un film andato così male da distruggere la carriera di Kevin Kostner (L’uomo del giorno dopo).

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Nel romanzo l’umanità (o meglio, gli Stati Uniti, non sappiamo cosa sia successo altrove) era sopravvissuta alla guerra atomica e il conseguente inverno nucleare, ma a portarla definitivamente nel baratro fu la filosofia suprematista di Nathan Holn, leader e padre spirituale degli Holnisti, che propugnando individualismo, xenofobia, legge del più forte e militarismo riuscì dove finanche le radiazioni avevano fallito.

In questo scenario si muove il protagonista, un poveraccio in fuga che vive alla giornata, che un giorno trova un camioncino della posta con il carico ancora pieno. Indossati i panni del postino morto verrà scambiato per il primo simbolo della rinascita dello Stato, il servizio postale, e si ritroverà in giro per le comunità isolate a raccontare la menzogna di una nazione che si sta lentamente rialzando in piedi, e paradossalmente iniziando a crearla davvero.

Mi è ritornato in mente in questi giorni con la domanda: siamo pronti per un’apocalisse, come comunità? La solidarietà sarà tranciata via dallo sprezzante marchio del “politically corrrect”, da parte di chi considera insincera e vuota forma qualsiasi relazione non basata su individualismo e cinismo? Chi vorremmo al citofono della nostra piccola comunità di sopravvissuti, un postino o un holnista?

Recensione di Teofilatto Dei Leonzi

 

Film – L’UOMO DEL GIORNO DOPO, di Kevin Kostner

 

titolo originale: THE POSTMAN (USA, 1997)
regia: KEVIN COSTNER
sceneggiatura: ERIC ROTH, BRIAN HELGELAND
cast: KEVIN COSTNER, WILL PATTON, OLIVIA WILLIAMS
durata: 177 minuti

In un futuro post-atomico e apocalittico, gli Stati Uniti sono ridotti a una terra desertica e inospitale, dove bande di spietati fuorilegge la fanno da padrone, in assenza delle istituzioni. Ma un vagabondo solitario, un eroe per caso improvvisatosi “portalettere”, proverà a rimettere a posto le cose e a ripristinare la democrazia.
l'uomo del giorno dopo

Ho accolto con grande simpatia l’invito dei colleghi blogger Cassidy e Alessandra, ideatori di questo “Che brutto affare day”, ovvero la rievocazione semiseria di un decennio, gli anni ’90, caratterizzato (badate bene, non solo al cinema) dal culto della megalomania e dello spreco, dell’apparenza in favore della sostanza, delle spese folli e goduriose, dei soldi facili e delle facili illusioni. Un decennio non proprio esaltante della nostra storia ma significativo per come ha cambiato, seppur in peggio, il nostro modo di vivere e di pensare (certo ben più dei vent’anni successivi, decisamente più “anonimi”).

Limitandoci al cinema, gli anni ’90 saranno ricordati come l’epopea dei produttori di manica larga e di qualche regista dall’ego smisurato, capace perfino di far fallire la casa di produzione pur di realizzare film incredibilmente costosi e pacchiani, spesso di dubbio gusto, solo per assecondare i propri deliri di onnipotenza. Categoria in cui possiamo tranquillamente far rientrare uno come Kevin Costner che, ricordiamolo, dopo il successo planetario di Balla coi Lupi (1990), dilapidò la sua fama e i suoi soldi (all’epoca smisurati) prima con l’esagerato Waterworld (1995), uno dei film più costosi della storia, che a stento riuscì a recuperare i 175 milioni di dollari spesi (!) per un kolossal fantascientifico banale e fracassone, poi, soprattutto, con questo The Postman (ribattezzato in italiano L’uomo del giorno dopo per non confonderlo con Il Postino di Troisi), una delle pellicole più kitsch della storia del cinema americano…

Dopo il fiasco di Waterworld, infatti, Costner prova a rilanciarsi tornando al genere a lui teoricamente più consono, ovvero il western, traslandolo però in un futuro molto prossimo e fondendolo con ambientazione fantascientifica improbabile e grossolana, finendo per (s)cadere nell’autoparodia involontaria. Ne esce fuori una pellicola stanca e ridondante, assurdamente prolissa (tre ore di durata!), così naif da far quasi tenerezza. Un vero peccato, anche perché l’idea di base era tutt’altro che da buttare: la riattivazione del servizio postale come simbolo della rinascita e della speranza di un intero popolo, qui rappresentata dalla figura del “portalettere”, cioè dallo stesso Costner, nei panni di un soldato disperato che per fame s’inventa di essere un addetto alla consegna della corrispondenza del neo ricostituito, fantomatico esercito degli Stati Uniti.

Dico la verità: per quanto possa essere sbagliato un film come L’uomo del giorno dopo (e lo è, indiscutibilmente) non riesco a non guardare con simpatia ad un’operazione così tanto strampalata eppure allo stesso tempo sincera e genuina. Bisogna almeno concedere a Costner l’onore delle armi per l’incoscienza dimostrata nel cimentarsi in un progetto del genere, e anche la sua ostinata devozione verso un cinema amabilmente ingenuo e fuori dagli schemi, che pensa in grande, capace di esaltare un anti-eroe fascinoso e burbero come il suo “uomo senza nome”… Il film è impossibile da prendere sul serio, certe situazioni sono così ridicole da non farci pesare neppure l’esagerato patriottismo a stelle e strisce, per non parlare del macchiettismo con cui vengono tratteggiati i personaggi, buonissimi o cattivissimi senza sfumature.

 

Un cinema che prova a ricreare i fasti della produzione classica americana, di cui il western ne incarna da sempre l’anima (e da cui lo stesso Costner continuerà, contro ogni logica, a trarre spunto anche in futuro: in seguito interpreterà infatti anche Wyatt Earp e Terra di Confine, due buoni film apprezzati dalla critica ma ignorati dal pubblico, due flop colossali che mineranno per sempre la sua reputazione).

Tratto da un romanzo di David Brin e prodotto da un vecchio amico del regista, Jim Wilson, L’uomo del giorno dopo è un film egocentrico e smisurato, perfetto specchio del suo tempo, retorico, pomposo, su cui però ti soffermi volentieri se ti capita di imbatterti in qualche suo (raro) passaggio televisivo… e a cui oggi, a più di vent’anni dall’ uscita in sala, è lecito guardare con  simpatia.

Recensione di S O L A R I S – il Blog per gli amanti del cinema

 

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