Libro/Film IL LAUREATO – Charles Webb – Mike Nichols

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Ho visto il film di Mike Nichols vincitore di 1 premio Oscar, 5 premi Golden Globe e 5 premi Bafta.
Ha ricevuto 6 nomination ai premi Oscar, 2 nomination ai premi Golden Globe e 2 nomination ai premi Bafta.
“Il laureato” ha vinto in totale 11 premi e ha ricevuto 10 nomination.
Un indiscutibile capolavoro con uno straordinario Dustin Hoffman.
Un film che ha fatto paradossalmente la fortuna del romanzo di Charles Webb sebbene, infatti, lo abbia eclissato con il suo successo di pubblico e critica e con la strepitosa colonna sonora di Simon & Garfunkel. Chi non conosce The Sound Of Silence!
Ho visto il film, dicevo, e diverse volte, ma non ho mai letto il libro da cui è stata tratta la storia.

 

 

Ma se è vero che i libri ti cercano con un richiamo inconscio, eccoci qui: io e il libro (trovato nel book-crossing condominiale).
Ora, conclusa la lettura, posso affermare con assoluta certezza che il film è la riproduzione fedele del romanzo. Perché “Il laureato” di Charles Webb è essenzialmente un romanzo di dialoghi, con frasi brevi, precise, dal ritmo sostenuto, cinematografico è il caso di dire. La trama è semplice ma potente. I personaggi indimenticabili.
È stato bello, quindi, leggere la ribellione di Benjamin Bruddock con il volto di Dustin Hoffman sempre presente.
Ed è stato bello leggere come viene frantumato il sogno americano (e non solo) nell’iconica scena finale dove la crema della società borghese viene intrappolata in chiesa proprio dal quel crocifisso falsamente utilizzato per occultare la verità.

 

 

Il romanzo di Charles Webb sviscera il malessere profondo della gioventù rappresentata dal personaggio di Benjamin, giovane brillante neo laureato, che cade nella più profonda apatia fuggendo da ogni forma di responsabilità.
Ha avuto tutto il giovane Ben, e ha fatto tutto quello che la società, tratteggiata nelle figure degli agiati genitori e degli amici di questi sfacciatamente borghesi, annoiati e insoddisfatti (la sig.ra Robinson ne è un lampante esempio) ha preteso. E ora il vuoto.
Per inerzia rimane intrappolato in una relazione morbosa con una donna più grande, infelicemente sposata e alcolizzata.
Ma la conoscenza di Elaine, figlia dell’amante, lo scuote creando un’apparente insana ribellione agli occhi della società che lo circonda, una rivolta atta a distruggere il castello di facciata dove poggia quel sogno borghese, paravento di notevoli disagi e vergognose menzogne.
Una frattura generazionale descritta con dialoghi brevi efficaci al fine di sottolinearne con forza l’incomunicabilità.
Con una tagliente e pregevole linea sottile di ironia “Il laureato” demolisce miti, favole, fiabe, sogni scoperchiando il vaso di Pandora

 

 

“Il laureato” di Charles Webb è di un’attualità sconvolgente, ora come allora, perché il “vero” tanto desiderato come necessità di respiro dal giovane Benjamin (e come tutti i giovani) cozza continuamente con le menzogne sociali che vengono proposte da mucchio di adulti che hanno in mano il potere del denaro: siamo forti, siamo grandi, va tutto bene, ne usciremo migliori.  Le masse, influenzate, si adagiano nella rassegnazione, sommerse di parole, parole, parole.
Poveri giovani destinati a sopportare la croce del fallimento in un continuo domino generazionale: a sua volta adulti inebetiti dall’amarezza e dal cinismo saranno costretti a passare ai loro futuri testimoni la patata bollente.
Gonfia, gonfia il palloncino fino a farlo scoppiare, e se scoppia, scoppia di brutto.

“Ben” disse sua madre. “Cosa stai dicendo?”
“Sto dicendo di farvi capire” disse Benjamin ” sto cercando di farvi capire che ne ho abbastanza di tutto questo”
“Tutto cosa?”
“Tutto questo!” disse lui allargando le braccia. “Non so che cosa sia ma ne ho fin sopra i capelli. Voglio qualcos’altro”.
“Che cosa vuoi?”
“Non lo so”
“Be’, senti Ben”
“Lo sai che cosa voglio?” disse Benjamin, battendo il dito sul tavolo.
“Cosa?”
“Gente semplice. Voglio gente semplice e onesta che non sappia nemmeno leggere o scrivere il proprio nome. Voglio passare il resto della mia vita con questa gente”
“Ben.”
“Contadini” disse Benjamin “camionisti. Gente qualunque che non possiede grandi ville. Che non ha la piscina.
“Ben, ti stai lasciando trascinare”
“No.”
“Ben, te ne sei fatto un’idea romantica”.
“Gente vera, babbo. Per dirla con una frase stereotipata, vado a trascorrere il resto dei miei giorni con la gente vera di questo mondo”

Di Patrizia Zara

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