LE PERSIANE VERDI Georges Simenon

LE PERSIANE VERDI, di Georges Simenon

Più leggo e più mi accorgo di una cosa particolare: la trama perde progressivamente importanza e quello che mi interessa davvero è l’evoluzione interiore dei protagonisti.
Oddio, non che un intreccio avvincente non sia una cosa appetibile, ma lo è solo come strumento, come la strada che conduce i personaggi a fare il loro viaggio interiore.

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Una volta finita su questo binario, credo fosse inevitabile incontrare prima o poi Georges Simenon, prolifico autore del secolo scorso che sembra incarnare alla perfezione questa visione.

La trama è ridotta al minimo, non ci sono orpelli letterari, le atmosfere sono suggestive: c’è semplicità e profondità e i pochi tratti di penna, calibrati con assoluta maestria, conferiscono ai personaggi prospettiva, complessità, grande spessore umano.
Tutti eh. Anche le “comparse”.

Il protagonista è il signor Maugin, attore della Parigi degli anni 50 che, dopo una lunga gavetta nel mondo del teatro, diventa una celebrità universalmente osannata nel Cinema.

 

È un personaggio di enorme complessità; è burbero, scontroso, apparentemente egoista, gran bevitore (alcolista forse è la parola più giusta) ma il suo talento per la recitazione è reale, puro. Anzi, le due cose si rinforzano a vicenda; Maugin non potrebbe attingere alla gamma delle emozioni umane e rappresentarle con tanta forza, se dentro di lui non ci fosse questa voragine esistenziale.
Egli lo sa, lo ha capito, non può farne a meno.
Ha scelto di essere grande, non felice.

Maugin a 59 anni scopre di avere il cuore malato (non a caso vien da dire) e di dover cambiare stile di vita.
E in fondo ci prova.
Si trasferisce in Costa Azzurra con la giovane moglie e la figlia, acquista la casa con le persiane verdi (ricordo di gioventù che rappresenta la normalità, la vita serena a cui tutti aspirano ma che per alcuni è tristemente irraggiungibile) e smette di lavorare.
Ma il poveretto è come un pesce fuor d’acqua anzi, come una balena spiaggiata… visto la sua corporatura.

 

No, è troppo tardi per lui. Non è possibile cambiare così radicalmente in tarda età; il viaggio da fare è un altro. Si torna nel passato, si torna a Parigi, si scava nelle profondità della vita trascorsa.

Il resto lo lascio a chi volesse approfondire, o a chi già ama questo autore e desiderasse aggiungere qualcosa nei commenti.

Grazie ancora al gruppo che mi fa scoprire queste “chicche”.

Recensione di Nicoletta Tamanini

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