L’ARTE DI CORRERE SOTTO LA PIOGGIA Garth Stein

L’ARTE DI CORRERE SOTTO LA PIOGGIA, di Garth Stein

Se non fosse perché tutta la storia è narrata da Enzo, potrei banalmente definirlo un romanzo di grandi sentimenti e di infinita e irripetibile amicizia. In cui leggiamo dei salti mortali di Denny per sbarcare il lunario, della sua vita con la moglie Eve e la figlia Zoe e il cane Enzo, delle difficoltà per riuscire a tenersele strette, lottando contro gli insormontabili ostacoli che la vita gli parerà davanti.
Se non fosse..appunto. Torno al punto di partenza.

 

L'arte di correre sotto la pioggia

Il romanzo è un doppio. Al racconto dei fatti di questa famiglia si affianca la vita del narratore Enzo e l’eccezionale simbiosi con il suo padrone.
Enzo è il nostro compagno di racconto. Osservatore attentissimo di tutto, alla parole supplisce con l’umido muso.

Nei tanti pomeriggi passati insieme davanti alla tv, Denny gli insegnerà e trasmetterà la passione per le corse automobilistiche e che “Una gara non si vince mai alla prima curva. Ma alla prima curva capita spesso di perderla.” Enzo gli insegnerà a fare i conti con le proprie paure e responsabilità, incarnate nella “zebra” malvagia che alberga nell’animo umano, pronte a venir fuori e schiacciarci e annientarci alla prima nostra debolezza.

 

“A volte penso che tu mi capisca davvero. E’ come se ci fosse una persona lì dentro. Come se tu sapessi tutto.” Enzo sapeva che era esattamente così. Ma ancora non sapeva come dirglielo.

Enzo e Denny. Denny ed Enzo. Sempre insieme. A preparare la colazione. A guardare la gare di Senna in tv. A impastare i biscotti. Ad andare a passeggio. A farsi le coccole. A raccontarsi. Ad ascoltarsi. Ad attendersi reciprocamente dopo una giornata lavorativa di momentanea separazione. Ad essere ancora e di nuovo e per sempre insieme.

 

 

Lui è il suo amico, il suo migliore amico.
Ora che non ce la fa più tanto a sollevarsi come faceva un tempo ci pensa Denny ad aiutarlo. Enzo ci prova ma gli batte forte il cuore per lo sforzo. Denny gli dice di stare tranquillo e gli preme il petto per calmarlo. Gli dice che pensa a tutto lui, e lo solleva senza sforzo, lo culla, ed Enzo gli sente addosso quegli odori così familiari della giornata appena trascorsa.
Escono. Eccolo il suo Enzo.

“Eccolo, il mio Enzo. Mi posa una mano sulla testa e con le dita mi gratta la piega dietro le orecchie. Il tocco di un uomo. Siamo stati insieme così tanto. Gli premo il muso contro la coscia. Mi posa la mano sul cuore. Il mio Denny. E’ tutto a posto mi dice. Mi culla la testa in grembo. Ti voglio bene, amico mio.”

 

 

Quando un cane finisce di vivere la sua vita da cane, si reincarna in un uomo. Mi sono sempre sentito quasi umano. Ho sempre saputo di avere qualcosa di diverso rispetto agli altri cani. Questo corpo di cane è solo un guscio. E’ quello che c’è dentro che conta. L’anima. E la mia anima è molto umana.
Ciao mi chiamo Enzo. “La macchina va dove vanno gli occhi.”

Recensione di Mariangela Aurilia

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