L’AMURUSANZA Tea Ranno

L'AMURUSANZA Tea Ranno recensioni Libri e news UnLibro

L’AMURUSANZA, di Tea Ranno

Cosa significa in dialetto siciliano “amurusanza”? Ce lo spiega con un romanzo corale dallo stesso titolo la scrittrice catanese Tea Ranno, intessendo una trama che, pur permeata d’ironia e leggerezza, affronta tanti temi importanti, primo fra tutti quello della corruzione politica.
L'AMURUSANZA Tea Ranno recensioni libri e News Unlibro La vita di un piccolo borgo nei pressi di Catania si svolge intorno alla piazza principale del paese: da un lato la tabaccheria di Costanzo e dell’amata moglie Agata, dall’altro il municipio capeggiato da un sindaco in odor di mafia soprannominato “Occhi Janchi” per le sue iridi sbiadite e il suo sguardo ipocrita.

Il paese, negli anni 50, è stato “rovinato” da un’industria petrolchimica a cui si accede a lavorare solo se si è dalla parte giusta. Ora, Sua eccellenza il sindaco, vuole costruire una grande discarica e per questo ha messo gli occhi su “La Saracina”, di proprietà di Costanzo, ideologo di un comunismo un po’ troppo confuso con lo spirito evangelico, che va fiero e orgoglioso di quella casa bianca immersa in una natura rigogliosa di alberi da frutto, fiori e piante che domina la collina.

Il pericolo di esproprio della località, la rabbia per opporsi a questo sopruso, provocano in Costanzo un gravissimo infarto e l’uomo muore. Agata, la più bella donna del paese, da tutti gli uomini concupita e dalle donne invidiata, resta sola a combattere verso un piano diabolico che la vuole distruggere.

Ed è qui che interviene l’amurusanza, l’unica che può accedere alle “stanze della vita, parola stramma di desiderio e ardimento che squaglia il gelo e splende sparpaglio di bellezza e luce”. Grazie a questo miscuglio magico di amorevolezza che si esplica in gesti affettuosi, in piccoli doni fatti con amore, in premure, in conforto e rispetto uniti al buon cibo e alla coesione di anime, Agata non sarà più sola nella sua lotta, accendendo in tutti la speranza del cambiamento volto al bene comune.

Coinvolgente, divertente, con una musicalità linguistica intrecciata al dialetto e una prosa ben intercalata con i dialoghi, ricco di straordinari personaggi (ricorda molto una commistione di Vitali e Camilleri), leggermente impregnato di un magico realismo che verso la fine si trasforma in favola pura, il libro si legge velocemente e con piacere, coinvolgendo il lettore nella vita di quel piccolo borgo siciliano che spera di affrancarsi dall’immoralità di una politica collusa con la malavita a discapito della gente e preservare quei valori di onestà, integrità morale e rispetto reciproco dal maelstrom della corruzione.

Recensione di Maristella Copula

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