LA TRECCIA ALLA FRANCESE Anne Tyler

LA TRECCIA ALLA FRANCESE, di Anne Tyler  (Guanda – aprile 2022)

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Recensione 1

Quando un’autrice che ami alla follia scrive un nuovo libro, l’atteggiamento, almeno da parte mia, è sempre di grande prudenza: nel senso che ogni volta temo di restare delusa, e allora mi capita di comprare il libro e lasciarlo a sedimentare. Questa volta è successo proprio questo: ho acquistato il nuovo romanzo della Tyler il giorno che è uscito…e poi non l’ho letto! ma i libri, come le persone, sanno chiamarti e così “La treccia alla francese” l’ho poi finito in due giorni. E’ difficile riassumere la trama: si parla della famiglia Garrett, di Mercy e Robin, e dei loro figli: Alice, Lily e David.

Di una vacanza al lago, la loro prima e ultima vacanza, che esplica tutti i rapporti e traccia i caratteri e gli approcci di genitori e figli. Si parla dei nipoti, del fatto di essere “parenti che non si piacciono”, di seconde e addirittura terze nozze, di non dirsi le cose, ma di sapere comunque tutto… La Tyler regala pezzi di vita, affronta il tema delle emozioni legate al fatto di appartenere ad una famiglia in cui semplicemente accadono le cose di un’intera esistenza, ma mai in maniera sbandierata.

 

 

Una famiglia in cui si accetta il fatto di non riconoscere un cugino, il fatto che tuo padre non si sia accorto che stavi per annegare e in cui si crede di aver nascosto a tutti la propria omosessualità, ma così non è. Non sarà una famiglia spumeggiante e pettegola, quella dei Garrett, ma è impossibile non adorarli e non lasciarsi avvolgere dalle onde di quella treccia alla francese che, una volta sciolta, segna con il suo marchio. Buona lettura!

Recensione di Flavia Mottola

 

Recensione 2

 

Famiglie ordinariamente disfunzionali.

L’autrice ci racconta la storia di una famiglia, i Garrett, dalla fine degli anni Cinquanta ad oggi, arrivando circa all’inizio della pandemia, e di come i caratteri possono cambiare da una generazione all’altra e i legami familiari allentarsi fin quasi a spezzarsi ma senza mai riuscirci del tutto.

Negli anni Cinquanta Mercy e Robin sono una coppia americana di piccoli commercianti come tante. Mercy ha rinunciato alle sue aspirazioni per fare la moglie e la madre come ci si aspettava da lei ma non è contenta e in sorte ha avuto una figlia prepotente opposta a lei, Alice, che le rimprovera di non saper cucinare e che sogna una carriera da casalinga perfetta. Durante una vacanza al lago, la prima della loro vita da sposati, accade qualcosa che segna profondamente alcuni membri e incrinerà con il passare del tempo il quadro familiare da Mulino Bianco.

Il figlio maschio, David, approfitterà degli studi lontani per tagliare i ponti con le sorelle e i genitori e cercare una propria famiglia nelle braccia di una matura infermiera e di sua figlia.

Dopo la partenza del figlio Mercy si chiuderà nel suo atelier da artista, decisa a costruirsi una vita diversa, allontanandosi dal marito e dalla vita familiare de facto, anche se sempre pronta a sostenere l’illusione di moglie felice nelle poche riunioni di famiglia.

Sentiamo nel libro la pesantezza delle loro riunioni di famiglia, dove tutto deve sembrare perfetto e che magari ci ricordano riunioni delle nostre rispettive famiglie, che non vediamo l’ora che finiscano. Perché i Garrett alla fine non sono poi così diversi da noi.

Tutti abbiamo o avevamo un parente in cui possiamo riconoscere David “quello strano”, che non sa mai cosa dire e perché si trova lì o una parente acquisita che “ non si sa perché l’abbia sposata”. E alla fine spesso come nel caso dei Garett anche in molte delle nostre famiglie la morte degli anziani genitori coincide con la fine delle riunioni familiari allargate, senza che servano eventi traumatici come l’estate al lago; difatti semplicemente i nuclei familiari di oggi sono molto più ristretti e i fratelli tendono a vivere separati vite molto diverse. Resta invece in sospeso nel libro la domanda se sia possibile oggi conciliare l’autorealizzazione delle donne con la vita familiare rispetto ad una volta, come vorrebbe fare Candle.

Un libro da leggere per ricordarsi dell’importanza delle proprie origini, qualunque esse siano, e riconciliarsi con esse, come farà uno dei protagonisti alla fine.

Recensione di Eleonora Benassi

 

LA TRECCIA ALLA FRANCESE Anne Tyler

 

 

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