LA STRANIERA Claudia Durastanti

LA STRANIERA Claudia Durastanti Recensioni Libri e news

LA STRANIERA, di Claudia Durastanti (La nave di Teseo)

 

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Recensione 1

Passeggi sulle rovine della tua famiglia e ti accorgi che alcune parole sono state cancellate ma altre sono state salvate, alcune sono sparite mentre altre faranno sempre parte del tuo riverbero, e poi finalmente arrivi al margine di tuo padre e di tua madre, dopo anni in cui hai creduto che morire o impazzire fosse l’unico modo per essere alla loro altezza…

Questo libro mi ha chiamato. L’ho voluto fortemente e me lo sono gustata. Letto molto molto lentamente.

É un viaggio dentro se stessi fatto sui binari delle vicende della famiglia della protagonista.  Questo libro é un cocktail di pensieri e di citazioni e di riflessioni sul peso che le origini hanno sulla personalità, sulla influenza che le radici hanno sul fusto.

Il lettore, mentre legge scopre di essere una sorta di terapeuta, uno specialista che ascolta tutto quello che la protagonista vomita per necessità, perché certe cose vanno raccontate per essere capite. Premessa: la storia non è raccontata cronologicamente ma ci sono capitoli, che apparentemente sono senza un filo conduttore (inizialmente ho faticato ed entrare nel libro), che evidenziano spaccati di vita.

Lei, la protagonista, “la figlia della muta”, arriva a Londra a ventisette anni, il 4 settembre del 2011, in un raro giorno di acquazzone. Un mese dopo le rivolte a Tottenham, sei anni prima dell’incendio della Grenfell Tower. Vi arriva dopo aver vissuto in America e in Basilicata.

Lei che ha faticato con due genitori sordi con caratteri particolarissimi.

Tra le pagine si legge di migrazioni, di ritorni, di partenze, di disabilità, di esperienze, di lotte, di silenzi, di paure e co queste, il tutto raccontato    senza pregiudizio, né frasi fatte né alcuno stereotipo, né pietismo, specie la disabilità.

Viene solo raccontata una vita (con grande potenza). É una biografia? Non ha importanza, di fatto la Durastanti scrive di pancia una storia che é sua e la fa sentire del lettore.

Centrali sono i genitori, due sordi assordanti e ingombranti.

La madre  che vive la sua disabilità con incoscienza (un vulcano di donna), una donna che vive, che emigra , ritorna, e forse vorrebbe essere qualcun altro, si  sposa e mette al mondo due figli rifiutandosi sempre di usare la lingua dei segni, lei legge il solo il labiale. La madre sposa un uomo affetto della sua stessa disabilità, unico punto d’incontro tra loro ed il motivo del loro divorzio…ognuno era specchio per l’altro per la propria disabilità.

Ed il padre un uomo vittima della sua disabilità e del suo temperamento.

Ad un certo punto si legge “l’amore tra sordi non esiste, è un fantasia da udenti. C’è il sesso, l’intimità, ma non quel bisogno. La somiglianza viene prima di tutto”. Come si fa a non innamorarsi di questa scrittrice?

Dall’America si trasferisce in Basilicata e poi lei da adulta sceglie di andare a Londra.

Questi perenni spostamenti insieme ai viaggi emotivi la rendono straniera ovunque e con chiunque.

Questo libro gronda di solitudine.

Chi può dire di non essere mai stata straniera?

Un libro che ho assorbito, che ho fatto entrare sottopelle, e che consiglio vivamente.

Non so se sono riuscita a recensirlo bene ma temo di non essere in grado di raccontarlo  bene perché non so essere obiettiva. Raramente mi entusiasmo per gli autori italiani, la Durastanti mi piace assai…

Recensione di Maria Elena Bianco

 

Recensione  2

“La vita si seduce in silenzio, si ipnotizza, e tutto il resto é un fallimento.”

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Claudia Durastanti ci racconta la mitologia della sua famiglia disfunzionali, i suoi genitori, entrambi sordi e con disagi psichici, decisi a vivere con incoscienza la loro disabilità e i due figli, lei e suo fratello, decisi invece a distanziarsi quanto più possibile dalla follia che li circonda proprio tramite la parola, l’ordine, la correttezza, usando l’altro come specchio per misurare i progressi, i passi avanti verso la libertà.

La storia si svolge tra Brooklyn, dove l’autrice è nata a metà degli anni ottanta, e la Basilicata dove torna a 10 anni insieme alla madre e al fratello. E poi c’è Roma, dove studia, e Londra, dove decide di vivere.

 

 


Non è un libro semplice, non è semplice da recensire almeno per me; la scrittura della Durastanti è elegante e colta, ma fa trasparire il dolore e il disagio che hanno segnato la sua vita, ma che comunque le hanno permesso, o non le hanno impedito, di diventare una scrittrice.

E con l’età adulta, dopo anni di lotta contro le “stranezze” della madre, capisce che nessuno dovrebbe limitare il proprio desiderio di essere altro.

Recensione di Azzurra Carletti

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