LA SPOSA SPAGNOLA Georgette Heyer

LA SPOSA SPAGNOLA Georgette Heyer

LA SPOSA SPAGNOLA, di Georgette Heyer

Vi parlo del romanzo “La sposa spagnola” della scrittrice inglese Georgette Heyer (1902-1974). Autrice prolifica scrisse più di 50 libri. Scrisse soprattutto romance di ambientazione storica collocati nell’epoca georgiana e nella reggenza (anzi fu l’ideatrice del genere regency), ma realizzò anche storie medievali, elisabettiani, cromwelliani e della restaurazione. Ebbe anche una produzione di Thriller.

 

Ne “la sposa spagnola” l’autrice, esce dal romance per virare decisamente nel romanzo storico. Lasciati il ton londinese o le raffinate tenute, il balli, i dandy libertini,

Per il fatto che scrisse romance e gialli, generi di solito etichettati come letteratura “minore”, in molti non hanno riconosciuto il suo valore (in Italia i suoi romanzi cominciarono ad essere tradotti solo dopo la sua morte).

Invece i suoi romanzi, scritti benissimo, sono frutto di una ricerca storica accuratissima (arrivò per ricreare le atmosfere, conoscere usi, costumi ed idiosincrasie dell’epoca narrata anche a leggere i carteggi epistolari del tempo). Le sue donne sono forti, determinate, scaltre, estremamente indipendenti e per certi versi moderne, tuttavia rispettano quello che erano le regole sociali del tempo. Di fatto i sui romanzi sono d’ispirazione (a partire da Barbara Cartland e Kathleen Lindsay, che accusò di plagio) a tutta la letteratura romance successiva fino ad oggi.

 

 

La Heyer racconta con leggerezza storie interessanti, brillanti e perennemente venate da una feroce ironia con dialoghi spesso pungenti. Ne “la sposa spagnola” l’autrice, esce dal romance per virare decisamente nel romanzo storico. Lasciati il ton londinese o le raffinate tenute, il balli, i dandy libertini, le debuttanti a cerca di marito, le schermaglie d’amore tra membri dell’aristocrazia, i matrimoni di convenienza, l’autrice si immerge nella “guerra peninsulare” combattuta in Spagna durante le campagne Napoleoniche.

 

 

Lei Juana de Leòn è una giovanissima fanciulla (non ha ancora 15 anni) che subito dopo la caduta nel 1812 di Badajoz (dove gli inglesi si dettero al saccheggio e allo stupro) accetta di sposare il capitano Harry Smith (semplice figlio di un medico dalla numerosa famiglia) che ha 10 anni più lei e che è restato colpito da lei al primo sguardo. Le vicende degli sposi; la sposa bambina, indomita, coraggiosa, forte, gelosa ma anche (ovviamente) ingenua, e infantile che lo seguirà al seguito dell’armata inglese, e il suo sposo temerario, generoso, spendaccione e un poco farfallone, sono il fil rouge per descrivere le vicende belliche.

 

 

Le marce, i bivacchi, la pioggia, le privazioni, le lotte, la durezza e l’insensatezza della guerra, sono narrate con stringato occhio disincantato dal loro punto di vista, pedine in un gioco più grande di loro che nella loro giovinezza accettano quasi fosse un’avventura e forti solo del loro amore. Wellington e la sua strategia, gli esiti delle battaglie, le avanzate e le ritirate e la moltitudine dei belligeranti, sono in realtà i veri protagonisti di questa storia. Tanto che pare il testo sia consigliato come lettura nelle scuole inglesi. Una storia avvincente che termina nel 1815 con la battaglia di Waterloo.

Recensione di Stefania De Prai

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