LA SCIMMIA ANTROPOMORTA, di Olivia Ninotti (Solferino – maggio 2026)

L’umanità è una qualità della specie Homo sapiens che contraddistingue il grande popolo che definiamo Umanità.
Il saggio di Olivia Ninotti è un significativo e piacevole viaggio attraverso l’evoluzione del genere umano e la sua qualità distintiva.
“Sono nata in un’epoca in cui il trauma infantile non era ancora trending topic su Tik Tok, ma si chiamava semplicemente “educazione” .”
È questo l’umoristico e insieme provocatorio incipit de “La scimmia antropomorta” di Olivia Ninotti, neuropsichiatra in ambito socio-sanitario che vive con grande serietà il proprio lavoro di cura, educazione, rieducazione e riabilitazione.
La serietà scaturisce spesso dal fatto di porsi molte domande e osare risposte; in questo libro, che scorre come un romanzo ma è da studiare attentamente parola per parola (ché le parole uno psicoterapeuta non le dice mai a caso!) Ninotti ha condiviso interrogativi circa la pericolosità delle inquietudini e dell’irresponsabilità indotti dalle nuove tecnologie e dai social, e ha tentato risposte ripercorrendo l’evoluzione umana da “nonna Lucy” e le tribù di cacciatori fino alle attuali “tribù digitali”.
Una frase per tutte, evocativa delle sue preoccupazioni riguardo a quella che definisce una “mutazione psicologica e sociale” nella “postumanità” che vive una struttura sociale dominante dalla “struttura psichica narcisistica” è:
“In principio era il Verbo, ora è l’immagine”.
In linguaggio postmoderno antropovivo! Ninotti, esemplare della specie homo sapiens che osserva l’”homo technologicus”, offre al lettore una restituzione a mio avviso psicoterapeutica, che invita a soffermarsi sulle dinamiche relazionali individuali, di gruppo e comunitarie in questo nostro tempo (“epoca del post-vero”) e a
“Ri-flettere su se stessi” piuttosto che cercare continuamente riflessi di sé in schermi-specchi.
“La Scimmia Antropomorta” è già dal titolo e dal sottotitolo “Come siamo scesi dagli alberi per perderci in uno smartphone”, una provocazione e insieme un messaggio SOS che intendono richiamare l’interesse verso il pericolo della morte antropologica che Dominio www, Rete, globalismo, Big Data rappresentano laddove non si tengano responsabilmente in dovuta considerazione i precipui bisogni e qualità che ci rendono umani, e ci si perda invece in specchi liquidi, meccanismi narcisistici e prestazionali, conformismi e mimetismo sociale richiesti nelle tribù digitali; evitare di vedere l’ombra che costituisce l’altra faccia dello specchio-schermo, “sostituire il principio di realtà con un principio di piacere narrativo”, allontanarci dalla tridimensionalità del corpo e dal nostro centro rappresentato dal Sé, sono rischi esistenti di cui è opportuno essere consapevoli per una navigazione sicura ancor più che in rete, nel nostro vivere Umanamente.
Questo saggio, che a me risuona come un manifesto politico e di igiene sanitaria, riconvoca tutti a un impegno serio e responsabile verso noi stessi e la collettività: la salvaguardia dell’umanità in quanto qualità, che è propria dell’Umanità, genere a cui apparteniamo.
L’appello e le risposte di Ninotti, che commuovono nel loro essere fiduciosi, ci riconducono al desiderio di restituire valore ad autenticità, poesia, dubbio, errore, sogno, immaginazione, creatività, solidarietà reale, assertività, educazione, concretezza, ovvero: Presenza a quel Sé senza il quale non è possibile alcuna Individuazione, processo di maturazione fondamentale per quell’ Io che abita un Corpo da primate immerso in una realtà evolutiva sempre più complessa, in accelerazione, liquida, senza neppure sapere con esattezza chi è Io.
Recensione di Antonia Mirarchi
Raccontare il cammino dell’Homo Sapiens dalla sua comparsa ai giorni nostri significa fare un lungo viaggio che interseca le sue avventure con la sua psiche, in un percorso fatto di riconoscimento di sè, di una comunità e di tanti passaggi che arrivano sino ad oggi e che hanno molto a che fare con le tante sfumature del “narcisismo”.
Questo saggio esplora in modo efficace la dimensione umana e si sofferma su elementi che afferiscono tanto alla storia quanto alla cultura, alla psicologia e all’antropologia. Non si pensi però di trovarsi di fronte a una lettura tecnica o astrusa: questo testo, infatti, brilla per la freschezza della sua prosa e per l’esaustività degli argomenti trattati in modo colloquiale e privo di passaggi complicati. Ne deriva dunque una lettura estremamente piacevole, di quelle che stimolano domande nel lettore e allo stesso tempo offrono occasione di riflettere sul cammino fatto dall’uomo, sui progressi, gli errori e le potenzialità, puntando sulle strategie e le soluzioni da adottare per non essere una “scimmia antropoMORTA”.
Recensione di Enrico Spinelli


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