CORTESIE PER GLI OSPITI Ian McEwan

CORTESIE PER GLI OSPITI, di Ian McEwan (Einaudi)

Ci sono romanzi che si leggono come stanze: si entra in punta di piedi, si osservano i mobili lucidi, l’ordine perfetto, il silenzio troppo pieno. Cortesie per gli ospiti, opera breve e tagliente di Ian McEwan, è proprio questo: una stanza impeccabile dove nulla è fuori posto; eppure, tutto mette a disagio. È il racconto sottile, disturbante, di un’accoglienza che diventa sopraffazione, di un’eleganza che nasconde violenza.

Colin e Mary, una coppia in vacanza in una Venezia mai nominata ma profondamente evocata, si muovono tra calli deserte e pomeriggi appiccicosi, attraversati da un senso di smarrimento amoroso. Non cercano nulla, e forse proprio per questo finiscono per trovare qualcosa di inaspettato: l’incontro con Robert e Caroline, due personaggi affascinanti e inquieti, che incarnano una gentilezza cerimoniale, quasi teatrale. Il loro modo di accogliere è impeccabile, ma mai neutro. È come un invito che non permette rifiuto.

In McEwan non c’è rumore. La tensione si costruisce nel non detto, nei dettagli – una mano posata con troppa calma, un commento apparentemente innocuo, una porta che si chiude con discrezione. La scrittura è raffinata, levigata come marmo, ma fredda come una stanza in cui l’aria non circola più. Ogni frase pesa, ogni gesto suggerisce un’altra lettura, più oscura. Il lettore, come i protagonisti, si ritrova ospite in una storia che non governa più.

L’ospitalità, qui, è il contrario dell’apertura: è una forma di controllo, una prigione elegante. McEwan rovescia le aspettative: ciò che dovrebbe essere intimo e protettivo diventa strumento di possesso. E nel momento in cui i protagonisti si abbandonano – fidandosi, rilassandosi – è proprio allora che il pericolo si compie.

Cortesie per gli ospiti è un romanzo che si legge in poche ore, ma rimane a lungo. Non per ciò che mostra, ma per ciò che suggerisce. È un racconto sul desiderio e sull’ambiguità, sull’identità che si dissolve nell’altro, sull’attrazione che diventa resa.

Una storia per chi ama le soglie: tra amore e ossessione, tra cortesia e dominio, tra bellezza e terrore. Per chi sa che, a volte, dietro le migliori maniere si nasconde la più subdola delle violenze. E che il vero pericolo arriva quando ci sentiamo completamente al sicuro

 

Recensione di Karin Zaghi

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