Gli intramontabili: ZORBA IL GRECO Nikos Kazantzakis

Gli intramontabili: ZORBA IL GRECO, di Nikos Kazantzakis (Crocetti)

 

 

 

Il libro fu scritto nel 1946, ma appare così attuale nei temi trattati da sembrare molto più recente. Forse le dissertazioni filosofiche sono sempre le stesse dai tempi di Talete, quindi sembrano contemporanee perché in verità non cambia mai nulla: il conflitto tra pensare e vivere, tra controllo ed istinto, tra paura e desiderio di libertà. Cambia lo scenario ma il vuoto è lo stesso.

Due sono i protagonisti che nel libro si contrappongono.

Da una parte abbiamo il “Padrone”: uomo colto, pensatore, riflessivo. Vive nella mente più che nel mondo. Con una vita interiore ricchissima ma povera di esperienza concreta. Conosce la libertà perché l’ha letta nei libri, non perché l’abbia mai provata. Scrive di passioni senza averle mai vissute. Buddha è il suo rifugio, la tana in cui si ritira quando lo assalgono le paure, la pace che la sua mente desidera più di ogni altra cosa. Ha letto molto e vissuto poco, almeno finché non incontra Alexis Zorba.

Zorba è il suo opposto. Uno pensa, l’altro agisce. È un uomo che ha vissuto intensamente, passionale, istintivo. Ha combattuto, amato, vinto e perso, senza risparmiarsi. Ha spremuto la vita fino all’ultima goccia, vivendo ogni giorno come fosse l’ultimo. Non scrive la sua storia perché troppo impegnato a viverla. Selvaggio, forse rozzo, ma capace di tenerezza ed empatia. Autentico in tutto ciò cosa che fa e, proprio per questo, davvero libero.

Per quanto riguarda le donne, il “Padrone” le teme quasi, non vuole cedere alla passione. Zorba, invece, le ama senza misura: le corteggia, le coccola, le celebra a modo suo. A prima vista potrebbe sembrare un maschilista, e forse qualche lettore moderno storcerebbe il naso, ma bisogna ricordare il contesto dell’epoca, gli anni ’30. Gli si può perdonare persino quando chiama la donna “femmina della razza umana”, perché il suo linguaggio non nasce da superiorità ma da istinto ed ammirazione. È Zorba, dopotutto, a difendere la bella vedova desiderata da tutti gli uomini e invidiata dalle altre donne. Ed è sempre lui a ridare vita e sogni a Donna Hortense, o Bouboulina come affettuosamente la chiama, facendola sentire di nuovo amata e viva.

Anche sul tema della religione emerge la dicotomia fra i due protagonisti. Il “padrone” è quasi ascetico: la studia, la analizza, si pone mille domande. Cerca di comprenderla più che sentirla. Vorrebbe credere con tutto se stesso, ma la mente glielo impedisce.

Zorba invece è istintivo. Quando guarda il mare, balla, mangia o ama è come se pregasse. Crede a modo suo e, proprio per questo, finisce per essere il più “religioso” dei due. Entrambi dubitano, ma Zorba è più propenso ad accettare qualcosa senza il bisogno di spiegarlo.

In sostanza “Zorba il greco” racconta l’incontro tra il “Padrone” e Zorba, e di come quest’ultimo venga assunto per dirigere la miniera di lignite del primo. Ogni sera il Padrone lo aspetta per conversare, attratto dal suo modo di vivere libero ed istintivo.

Ma c’è molto di più: una storia di amicizia tra due uomini opposti eppure affini, un piccolo trattato di filosofia, un gioiello che meriterebbe di essere letto da molti.

Kazantzakis sembra mettere su carta una battaglia interiore, quella che poi viviamo tutti: “Il Padrone” contro Zorba, la teoria contro l’istinto, la mente contro la vita.

E per finire, perché ho scritto più di quanto prevedessi, non posso non parlare delle meravigliose descrizioni dell’isola di Creta, che, essendoci stata, trovo splendida. Kazantzakis descrive la terra, il mare e il vento come fossero personaggi vivi. E poi c’è la musica del santuri di Zorba, che mette a nudo la sua anima più di qualunque parola.

 

Recensione di Monica Battaglia

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