LA REGINA DEI COLORI Valeria Corciolani

LA REGINA DEI COLORI, di Valeria Corciolani (Rizzoli – giugno 2023)

Recensione 1
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Clotilde è un’affermata interior designer, fissata con i colori e sui loro accostamenti sin dall’infanzia e che per questo ha sacrificato affetti e famiglia. Quando in seguito a un trauma le rimane la capacità di vedere solo le sfumature di grigio decide di tornare nella sua casa in Liguria e di vestirsi di nero per non sbagliare abbinamenti di colore, venendo indicata dalle persone che la incrociano come “Il corvo”, “Morticia” o “Malefica”. Nonostante il suo tentativo di chiudersi in se stessa si trova costretta a interagire con i membri della sua famiglia, sorelle con i rispettivi figli e nipoti, e con una bambina che sembra vivere ai margini del mondo, scansata dai compagni e trascurata dalla mamma.

Ognuno di loro sembra avere delle ferite mai rimarginate e qualcosa del proprio vissuto che è andato perso o che manca e l’interazione tra queste figure e l’enigmatica Clotilde a portarle alla luce e a permetterle di cogliere le sfumature al di là dei colori.

Un bel romanzo di formazione corale dove l’elemento centrale è ciò che si perso e ciò che viene recuperato, con una bella narrazione e un finale a suo modo sorprendente.

Recensione di Enrico Spinelli

Recensione 2

“Perché perfetti lo siamo tutti senza esserlo nessuno e qui sta la meraviglia nelle impagabili e splendide differenze”
“La regina dei colori” di Valeria Corciolani è uno dei libri che mi è stato regalato il 9 novembre 2023 giorno del mio 59mo compleanno.
Chi me lo ha regalato è una persona molto speciale, per me.
Da questa personale premessa è facile dedurre che, al di là della trama, dello stile, della scrittura e del genere, al di là del romano nel suo insieme, il libro in questione ha un valore non solo aggiunto ma inestimabile.

L’ho letto in giorni felicemente frenetici, diciamo vivaci, in cui la famiglia mi ha assorbito con il suo gioioso e laborioso tran tran.
E allora che dire. In definitiva il romanzo della Corciolani, pur non essendo il genere che preferisco in quanto prediligo storie più profonde che scavano dentro gli abissi dell’animo umano, storie psicologiche ed esistenziali, l’ho gradito per la leggerezza con cui l’autrice ha affrontato tematiche importanti giocando con sincerità e ingenuità con la sua eclettica cultura: sfoggio di citazioni cinematografiche e letterarie, l’appropriarsi di tecniche strutturali utilizzate da grandi della letteratura (ogni nuovo capitolo inizia con l’ultima frase del capitolo precedente) e via dicendo.
È un romanzo che si legge con piacere, con semplicità poiché nulla è celato o lasciato in balia all’immaginazione o alla personale interpretazione e per questi motivi non richiede alcun sforzo celebrale.

Scorre così, come scorre la vita nei suoi traumi quotidiani.
La quotidianità, spesso, può essere talmente banale nella sua tragicità tanto da perdere la sua inestimabile profondità esistenziale.
Clotilde, la protagonista, la regina dei colori, è stata un’indiscussa interior design, star internazionale per la capacità di fare suoi i colori del mondo e saperli accoppiare con occhio infallibile.
Ma un incidente mette fine, dopo sessant’anni di brillante carriera, alla sua parabola lasciandola in vita con il crudele contrappasso di una cecità selettiva ai colori.
Da quel tragico momento il suo mondo diventa bianco e nero: acromatopsia da trauma, la chiamano i medici.
Con il grigio negli occhi ritorna nella terra natia, la Liguria, dalle sue sorelle.
Da qui si snodano storie su storie che hanno tutto un sapore femminile.

Il finale, sorprendente, ripaga dalla superficialità baldanzosa con cui il/la lettore/lettrice si scontra, l’innocenza nell’affrontare temi scottanti e nel candore della loro risoluzione.
E si perdona anche all’autrice di aver costruito la storia su storia già scritte (il personaggio giapponese, Hotaka, sa tanto di “L’eleganza dei riccio”) e delle citazioni a iosa dal film “kung Fu Panda”.
Sembra un romanzo scontato e di frasi fatte, cliché da effetto, per poi scoprire che tutto sommato di scontato non c’è nulla e che i cliché è bene sottolinearli ogni tanto per non dimenticarli perché, a quanto pare, fanno bene all’anima.
“Strano come a volte passino anni in cui ti muovi a tentoni, poi basta una manata sull’interruttore giusto che tutto si accende, facendoti trovare cose che avevi perso e altre che non avevi riconosciuto”

Recensione di Patrizia Zara

Recensione 3

Dopo la serie della colf e l’ispettore ed i due libri con protagonista la storica dell’arte Edna Silvera, la Corciolani ci spiazza ancora un volta e cambia registro abbandonando le storie gialle e portandoci in un mondo prevalentemente femminile, nella famiglia della sessantenne Clotilde Podestà, una famosa esperta internazionale dell’interior design con i suoi azzeccati abbinamenti cromatici: e così conosciamo Mafalda ed Aurora, le sue sorelle, con Margherita e Vittoria, le nipoti figlie di Mafalda, ma anche le figlie di Margherita, Ester e Mia, ed un’altra bambina che abita nello stesso condominio, Serena, decisamente sovrappeso ma estremamente intelligente, che si definisce “una bambina coi buchi”.

Non mancano neppure le figure maschili, anche se quasi tutte in un secondo piano, Ernesto, Leonardo, Bruno ed Aldo ma soprattutto lui, il vicino di casa, Hotaka Mori, un elegantissimo uomo molto intrigante e decisamente imprevedibile. E non mancano neppure un pigro bassethound ed una lumaca.

La trama si dipana sul ritorno a casa di Clotilde, che a seguito di un evento traumatico non vede più il mondo a colori ma ormai tutto per lei è in bianco e nero; lascia così il suo lavoro in cui le tonalità cromatiche costituivano un aspetto fondamentale, si veste sempre di nero e rientra in un nucleo familiare con cui non ha più dimestichezza a causa della lunga lontananza. E’ sostanzialmente la storia di Clotilde, la regina dei colori del titolo, e di come si ritrova a vivere con una così grave menomazione che le tarpa le ali e le stronca una fulgida carriera e di come si senta costretta a confrontarsi con il mondo delle sorelle e e dei nipoti, che vivono una vita più piatta e certamente meno emozionante anche se non priva di quei problemi che affliggono le persone “normali”.

Quindi un libro diverso dai soliti di questa scrittrice, che con il suo umorismo e la sua leggerezza ci ha regalato piacevoli momenti di gustosa lettura. Un racconto corale che parla della vita con le sue sconfitte e le sue vittorie, piccole e grandi ma indiscutibilmente nostre.

Recensione di Ale Fortebraccio

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