LA MOGLIE DEL RABBINO Chaim Grade

LA MOGLIE DEL RABBINO Chaim Grade recensioni Libri e News

LA MOGLIE DEL RABBINO, di Chaim Grade (La Giuntina)

Recensione 1

 

La protagonista del libro è Perele, donna minuta con pelle di porcellana e dotata di straordinaria intelligenza, è la rebestin (moglie del rabbi) di Graypeve che ha diligentemente adempiuto a tutti i doveri di madre e moglie che la religione e la società in cui vive impongono.

In lei alberga però un indicibile rancore per un’onta subita in gioventù da un fidanzato, geniale astro nascente di studi talmudici divenuto poi un autorità nel campo della normativa, che ruppe il fidanzamento. Perele sposò in seguito il rabbino di Graypeve ma ha coltivato in se il desiderio di rivalsa che finirà con il determinare ogni suo comportamento.
Perele utilizza tutta la sua energia, intelligenza e scaltrezza, per manipolare coloro che la circondano, non ha nessuna pietà, coltiva il rancore e persegue il suo bisogno di rivalsa.

LA MOGLIE DEL RABBINO Chaim Grade

 

A mio avviso il merito di questo libro va ben oltre la storia che racconta; infatti il grande pregio è la sua unicità e la spinta che esso può rappresentare per conoscere e comprendere la realtà dell’est europa di quei tempi e l’ebraismo ortodosso lituano, mondo per noi peculiare.

Chaim Grade è uno scrittore in lingua yiddish, un poeta, che ha studiato agli inizi del ‘900 nella Accademia Talmudica più intransigente (musernikes) e ci lascia un romanzo pubblicato postumo in nome della riservatezza che contraddistingue il mondo ortodosso.

È merito indiscusso di questo breve libro l’esprimere con chiarezza e linguaggio semplice la complessità dell’ambiente ebreo ortodosso dominato dagli studi talmudici e dagli scontri tra innovatori e tradizionalisti.

 

La storia di Perele e della sua famiglia non termina con l’ultima pagina del libro, e con la esauriente postfazione di Anna Linda Callow ed il glossario, ma continua per il lettore come spunto di riflessione e ricerca sulle connotazioni dell’ortodossia ebraica, sugli importanti caratteri del movimento sionista (mizrahi) costantemente in conflitto con gli ortodossi antisionisti (aguda).

In questo libro troviamo la fedele descrizione di riti in uso nella comunità e delle diverse modalità di espressioni nel momento della preghiera e delle relazioni interpersonali.

La moglie del rabbino ci consente di gettare uno sguardo sulle dinamiche che si sono sviluppate all’interno della comunità lituana e sulle dinastie rabbiniche chassidiche e non, laddove si ritrovano fazioni politiche contrapposte e dove gli intrighi familiari e della comunità sono l’origine di tutte le azioni.

Ritengo che il pregio di questo libro sia di consentirci di guardare dentro un mondo che oggi non esiste più nei luoghi dove esso è nato, è un istantanea sul mondo della Lituania e sui conflitti e le contraddizioni dell’ebraismo più oltranzista. È una parte della storia del mondo ebraico ferito poi a morte dal succedersi dei noti drammatici eventi e che, ancora oggi, soffre e fa soffrire.

 

In conclusione, il libro è di interesse al di là dell’intreccio narrativo e può tenere compagnia a lungo al lettore che sia interessato allo sviluppo delle comunità ortodosse in altri luoghi tra cui, ad esempio, le realtà di Williamsburg a Brooklyn e di Bnei Brak a Gerusalemme dove l’ortodossia ha assunto un ruolo ed un influenza determinante.

Recensione di Marilena Ratto

 

Recensione 2

===“Tu non conosci la mia mammina. L’avrà vinta su tutti, su tutti quanti!” gridò Serel furibonda quanto il temporale. Un fulmine squarciò un banco di nubi e alcune grosse, fredde gocce cominciarono a cadere, seguite da una fitta pioggia. In un attimo furono entrambi bagnati fradici. Ezra coprì la moglie con l’ombrello del suocero, ma Serel sporse fuori la testa, con i capelli scarmigliati e zuppi, perché la pioggia raffreddasse i pensieri febbrili che l’agitavano. Sentì il cuore balzarle fuori dal corpo per la violenza dei sentimenti e gridò nella notte, nel vento, nel torrente di pioggia: ´La mia mammina l’avrà vinta su tutti, su tutti quanti!” ====

Pubblicato per la prima volta nel 1974, il romanzo — ambientato negli anni Trenta del secolo scorso in Lituania e precisamente a Grodno/Horodne, nell’attuale Bielorussia — è centrato sulle dinamiche familiari, sociali, religiose e politiche di una comunità di ebrei ortodossi lituani.

 

Al centro di tutto spicca la figura della protagonista, la rebetsin (in yiddish, moglie del rabbino) Perele: Perele è

“dotata di due freddi, intelligenti occhi indagatori e un’alta fronte da rabbino”. Ha un fisico minuto ma riesce con un solo sguardo a incutere timore sia nei figli maschi che nel marito. Solo la figlia femmina le si ribella e riesce, almeno in parte, a tenerle testa. Quando la storia ha inizio Perele “era ormai nonna, ma sulle guance la pelle era tesa, senza una ruga. Per la corporatura minuta e l’abbigliamento si sarebbe potuto paragonarla a una statuetta di porcellana, o a una figurina intagliata nel legno di un carillon. Ma le bastava aprire i grandi occhi chiari e corrugare un poco l’alta fronte perchè tutti vedessero che quella piccola rebetsin era l’intelligenza fatta persona. Era circonfusa da un’aura prodotta dal suo alto lignaggio e dal modo elegante di parlare.”.

Abbiamo a che fare con un personaggio che suscita sentimenti molto ambivalenti, perché decisamente odioso per l’assoluta mancanza di scrupoli ma che al tempo stesso non si può evitare di ammirare per la tenacia e l’abilità con cui prima o poi riesce a mettere tutti nel sacco manovrandoli come burattini.

Anche io, come credo tanti di noi, ho imparato a conoscere il mondo dell’ebraismo chassidico polacco — considerato come un momento di svolta nello sviluppo della letteratura yiddish ed ebraica — attraverso i romanzi dei tre fratelli Singer: Isaac Bashevis, premio Nobel per la letteratura nel 1978, Israel Joshua e la meno nota sorella Esther Singer Kreitman.

 

Con il romanzo di Chaim Grade sono stata introdotta in un universo ebraico molto differente: l’ebraismo ortodosso lituano che, a differenza di quello polacco, propugna un forte razionalismo talmudico e una spiccata presa di distanza dalla mistica.

Il testo è ricco di termini yiddish ma niente paura: in fondo al volume c’è un utile glossario e la storia consente a chi legge di immergersi in una vera e propria costellazione antropologica e culturale che offre spunti per approfondimenti relativi alla religione, agli usi e costumi, alla condizione della donna, alle gerarchie sociali.

 

Chaim Grade, nato a Vilna nel 1910, tradotto e amato all’estero ma non ancora conosciuto in Italia, da me scoperto soltanto adesso grazie alla casa editrice Giuntina fu grande interprete di questo mondo dell’ebraismo ortodosso lituano. Di lui Elie Wiesel diceva che era “tra i più grandi, se non il più grande romanziere yiddish”.

Recensione di Gabriella Alù

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