LA FINE DEL MONDO E IL PAESE DELLE MERAVIGLIE Haruki Murakami

LA FINE DEL MONDO E IL PAESE DELLE MERAVIGLIE Haruki Murakami

LA FINE DEL MONDO E IL PAESE DELLE MERAVIGLIE, di Haruki Murakami

 

Difficile da inquadrare come genere, a metà tra il trattato scientifico, il surreale, l'horror e il fantasy presenta tutti i topos dell'autore che ritroveremo nei romanzi successivi: ombre separate dai corpi,

Secondo voi non stona un giapponese nel paese delle meraviglie al posto di Alice? Anche se quel giapponese si chiama Murakami ed è pregno di filosofia occidentale? Secondo noi sì! Infatti questo romanzo, uno dei primi dello scrittore datato 1985, proprio non riesce ad entusiasmare il lettore spaesandolo con cervellotiche spiegazioni e stucchevoli descrizioni paesaggistiche di mondi surreali.

 

 

Difficile da inquadrare come genere, a metà tra il trattato scientifico, il surreale, l’horror e il fantasy presenta tutti i topos dell’autore che ritroveremo nei romanzi successivi: ombre separate dai corpi, dicotomia degli opposti, dimensione a-temporale, buio opprimente, spazi chiusi, teschi, unicorni.

 

 

Prendendo spunto dalla città ideale descritta da Platone ne “La Repubblica” (priva però delle implicazioni politiche) e dalla teoria “dell’eterno ritorno” del filosofo tedesco Nietzsche, Murakami le interfaccia con la neurofisiologia dando luogo ad uno scontro tra coscienza (dal latino cum scire, ovvero “essere consapevole”) e le possibilità infinite che si celano all’interno del nostro cervello: il risultato sono due storie all’apparenza antitetiche che alla fine convergono e che richiamano alla memoria le nostrane “convergenze parallele” o la più orientale concezione dello “Yin e Yang”.

Cinquecento e passa pagine per dire che essere se stessi, con le proprie imperfezioni e difetti, vivere la vita secondo le proprie possibilità, equivale ad essere perfetti nella propria imperfezione.

Usando le medesime parole dell’autore questo romanzo “non è la fine del mondo”.

Recensione di Luigi Salerno

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