LA FELICITÀ DEL CACTUS Sara Haywood

 LA FELICITÀ DEL CACTUS, di Sara Haywood

 

“Così ostiche e coriacee, adoro le piante grasse, la loro beffarda strafottenza, l’essere burbere per non concedersi alle carezze di chiunque. Eppure, a dispetto della loro atavica ruvidità, ti sorprendono improvvisamente, incastonando delicate grazie floreali tra aculei indisponenti. Un po’ come me.
(Michelangelo Da Pisa)” – Una bella citazione che non appartiene al romanzo ma che corrisponde a ciò che penso-

Amo circondarmi di piante. E in particolare adoro le piante grasse cosi serie, determinate, sicure, propense verso l’autosufficienza.
Per questo ho deciso di leggere “La felicità del cactus”.

Non mi aspettavo, sia chiaro, un grande romanzo ma almeno una piacevole lettura che avesse come protagonista le coriacee piante grasse metaforicamente rapportate al carattere della protagonista Susan, la Brigitte Bardot britannica. Wow!
Mi aspettato una storia simpatica velata di filosofia di vita, di accenni psicologici, il tutto farcito da un piacevole umorismo.
E invece niente.
Un romanzetto da quattro soldi, come avrebbe detto mio padre.
Una protagonista sconclusionata nella sua presunzione di indipendenza, circondata da personaggi sopra le righe che non trasmettono assolutamente nulla, triti e ritriti.

Che storiella stupidamente inglese, figlia bastarda de “Il diario di Bridget Jones”!  Una trama cosi marcatamente scontata che sembra di averla già letta da un’altra parte. Del resto alcune scene descritte sembrano tratte da altri romanzi simili o da qualche film/commedia da passatempo. Che fantasia!?

Un’esercitazione linguistica, niente di più, poiché la scrittura risulta fluida, almeno questo.
E vabbè, ci sta.

Ma mi chiedo come è possibile che molte scrittrici inglesi emergenti siamo così decantate pur scrivendo sempre le stesse cose. Potere dell’editoria.

Mi scuso con i cactus che hanno avuto un ruolo cosi marginale in questo libricino. Spero nella loro superiorità che non impedirà loro di fiorire in questo mondo, spesso, cosi banale.
So io quanto è preziosa e rara la fioritura di un cactus. Altroché.

“Era tutto così irrilevante da risultare offensivo”

Recensione di Patrizia Zara

LA FELICITÀ DEL CACTUS Sara Haywood

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