LA BANALITÀ DEL MALE Hannah Arendt

LA BANALITÀ DEL MALE, di Hannah Arendt

Hannah Arendt assiste come giornalista al processo a Gerusalemme di Adolf Eichmann, e in questo libro commenta in modo soggettivo e non convenzionale tutti i retroscena del caso.

Eichmann arrestato in Argentina nel 1960 dagli israeliani viene processato per crimini contro l’umanità. Questa è la versione ufficiale: in realtà, come dice la giornalista, il processo è per crimini contro gli ebrei e ” doveva basarsi su quello che gli ebrei avevano sofferto, non su quello che Eichmann aveva fatto “, perché la condanna per lui era scontata.

 

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Eichmann mostra, durante tutto il dibattimento, un forte autocontrollo e una mente lucida , mai un pentimento: sostiene più volte che tutto è accaduto in guerra e che in guerra tutto è possibile e che lui ha eseguito ordini precisi.

Non si allontana mai da questa linea, sa di non potersi difendere, anzi esalta la sua meticolosità e la sua prontezza nell’eseguire gli ordini (mai una scelta personale). Sostiene anche che in un primo periodo ha cercato di aiutare gli ebrei, quando ancor prima della guerra, spacciandosi per un esperto di questioni ebraiche, si occupa “dell’emigrazione forzata”, in altre parole una vera e propria espulsione con sequestro dei beni.

 

Eichmann aveva pensato per gli ebrei un trasferimento di massa in Madagascar, in un luogo di cui lui stesso non conosceva la collocazione geografica. Inoltre dichiara di non aver mai conosciuto il programma di Hitler.

Hannah descrive Adolf come un uomo mediocre, che è stato uno studente poco diligente e in campo lavorativo per ben due volte licenziato, fino a quando si iscrive al partito nazionalsocialista ed entra nelle SS, dove dà “il meglio di sé”.
Mandato a ispezionare ghetti e campi di sterminio, non fu “abbastanza forte” da tollerare certe visioni (come le chiamava lui), e spesso gli fu risparmiato di assistere a scene crudeli. Eppure fu in grado di organizzare tutto con massima precisione ( espulsione, campi di concentramento e soluzione finale le 3 tappe del suo processo).

 

Partecipò alla conferenza di Wannser, dove funse da segretario stilando i verbali e dove fu deciso di uccidere undici milioni di ebrei; alla fine soddisfatto delle decisioni prese, Eichmann e il suo capo si godettero il “meritato riposo” fumando e bevendo. Libero da ogni colpa si chiedeva ” chi era lui per ergersi a giudice? ” bisognava obbedire alle leggi pur in contrasto con morale.

Commenta amareggiata la giornalista: “L’uccisione degli ebrei aveva mai provocato in lui crisi di coscienza? Ma questa era una questione morale e dal punto di vista giuridico, non poteva essere rilevante.”

Recensione di Maria Mazzara

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