IO SONO LA BESTIA Andrea Donaera

IO SONO LA BESTIA, di Andrea Donaera (NN Editore)

 

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recensione 1

Michele è innamorato di Nicole: lei è bella e piena di vita, lui introverso e poco attraente. Scrive poesie a lei dedicate, la guarda da lontano, soffre: finalmente si fa avanti e Nicole lo rifiuta, con la leggerezza di quando si è giovani, con una risata che non è cattiveria ma che può fare molto male.

E Michele si uccide; una tragedia enorme dalle conseguenze devastanti. Perché Michele è il figlio di Mimì, il capo della mafia locale. La morte del ragazzo è un ciclone che spazza via tutto, un innesco dirompente che fa esplodere la violenza, che scatena la bestia.

Quella Bestia che si nasconde in ognuno, in alcuni più evidente, in altri più nascosta.

Accidenti, come gli sono riusciti bene i personaggi! Subito ti sembra di poterli etichettare con precisione:

Mimì (violento), Arianna (rassegnata), Michele (sensibile), Nicole (frivola), Veli (passivo) etc. etc.

Eppure ognuno è anche tantissimo altro, come pian piano intuiamo seguendo i loro pensieri, che l’autore usa per raccontarci la storia.

Un espediente riuscitissimo, che coinvolge il lettore e rende il libro molto efficace, grazie anche alla bella scrittura, densa di contaminazioni dialettali.

Recensione di Elena Gerla

 

Recensione 2

Durissimo.Nero e viola.
Nero come il dolore e la paura, viola come il lutto.

Il libro si apre con una bara in mezzo ad un salone, un ragazzino suicida che giace scomposto lì dentro, e suo padre che sembra impazzire dal dolore.

Ma lui non è un ragazzino qualunque.
E il padre non è un padre come tutti gli altri…è Mimì, boss della Sacra Corona Unita.
E se sei il figlio di Mimì e decidi di ucciderti, qualcuno dovrà pagare per quello che hai fatto.
Anche se è innocente.

“Mi fa male tutto. La bestia mi ha reso bestia. Anche io sono bestia, ora.
Mi fa male un padre in tutto il mio corpo.
Ho odiato tutti tranne te.”

 

 

Donaera ha dato vita ad una lingua tutta sua, musicale, cadenzata, sporca, dialettale e poetica, che ti catapulta dentro…dentro una storia nera, dentro un luogo umido, fatto di terra rossa, polvere e sangue, dentro un sistema marcio, saturo di violenza, dentro cucine che sanno di pesce, sugo e frittura, dentro il vuoto di chi è abituato a dare alla vita un valore che rasenta lo zero.

Il vuoto di chi è nato e cresciuto in un ambiente in cui, alimentare la bestia interiore, viene considerato l’unico modo di vivere.
E di morire.
Abusi subìti e perpetrati come fossero un’eredità da custodire.
Quasi un valore.

 

 

Non solo un libro da divorare, ma un libro che ti divora, dentro.
Sconvolge e rapisce ad ogni pagina, e una volta arrivato all’ultima, ne vorresti ancora…e ancora.
La scia di sangue che si porta dietro non ti impedisce di riconoscere, in tutto quel nero, i punti di luce.
Luminosi, puri, veri.

Una storia di morte, ma anche una storia d’amore…

Recensione di Antonella Russi

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