IL VENTO SELVAGGIO CHE PASSA Richard Yates

IL VENTO SELVAGGIO CHE PASSA Richard Yates

IL VENTO SELVAGGIO CHE PASSA, di Richard Yates

Per gli amanti di Yates (e del suo Revolutionary road).

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Anche in questo (bellissimo) romanzo Yates scandaglia le vite di una coppia, dalle speranze giovanili di un futuro brillante da artisti e intellettuali alle disillusioni dell’età adulta, passando per piccoli successi e piccole tragedie personali.

La scrittura di Yates è sempre magistrale, guarda dall’alto, a distanza, i suoi personaggi, ma allo stesso “è” i suoi personaggi, così come tu, lettore, “sei” i suoi personaggi: per questo il suo sguardo non è mai davvero distaccato né tantomeno cinico, è partecipe, quasi dolorosamente, alla tragedia di vite umane senza tragedia, che si dibattono per avere un proprio spazio di grandezza, per lasciare il segno, fare la differenza (quale artista – quale essere umano – non crede di poterlo fare?) ma devono ad un certo punto ammettere la propria sconfitta.

 

 

Qui, però, a differenza che in Revolutionary road, i due protagonisti arrivano ad averne consapevolezza, approdano allo sguardo disincantato dell’età adulta, non solo su se stessi, ma anche su quelli che a lungo erano stati per loro degli idoli, personaggi fatati, dotati di talento e destinati ad un successo facile e quasi naturale, mentre loro dovevano arrabattarsi per cercare, faticosamente, di raggiungerlo.

 

 

A proposito della scrittura magistrale di Yates: il romanzo è pieno di riferimenti extratestuali e metanarrativi: dall’esperienza dell’internamento nell’ospedale psichiatrico di Belleville (che rimanda a Disturbo della quiete pubblica, fino alla sovrapposizione dei due personaggi), all’allestimento teatrale di Un tram che si chiama desiderio, in cui la protagonista femminile interpreta, ma anche incarna, il ruolo di Blanche).

Insomma, l’ho già detto: bellissimo 

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