IL SOGNO PIÙ DOLCE Doris Lessing

il sogno più dolce D. Lessing

IL SOGNO PIÙ DOLCE, di Doris Lessing

Il libro si snoda in due diverse ubicazioni che frammentariamente trovano punti comuni, essendo i protagonisti gli stessi lungo il ventennio che corre tra ’60/’80, anni di lotte, speranze e di grandi sogni per poi sgretolarsi impetuosamente nelle illusioni di vanagloria e nella sete di potere e denaro proprio in quei giovani rivoluzionari ormai diventati adulti.

 

IL SOGNO PIÙ DOLCE Doris Lessing recensioni Libri e News

Teatro iniziale dell’azione (i famosi anni ’60 con i suoi figli dei fiori)  è una accogliente casa londinese; attori sono i membri di una famiglia borghese non convenzionale e aperta dove si radunano i giovani, consanguinei e non, del romanzo. Giovani adolescenti in  preda a disordini emotivi e disagio esistenziale che desiderano  rompere i vincoli con le convenzioni e cercano una smodata libertà.

Nella cucina dei Lennox trovano i loro punto di raduno dove mangiano, giocano, litigano, fumano, amoreggiano, si confrontano, si lamentano delle proprie famiglie, dell’ordine costituito, vantandosi per i continui furti commessi al fine di contrastare il Capitalismo tanto da definire tali ruberie un modo per “liberare le merci”, giovani  speranzosi di un mondo migliore.

 

 

La scena sociale e politica, in questo contesto, si presta a una ironica e feroce stigmatizzazione dello stalinismo e di quegli ideali di una cieca ubbidienza a un partito che riduceva i suoi adepti occidentali,e non, a “utili idioti”.

Ma proprio questi giovani che decantavano con sofferenza un mondo paritario, equo e armonioso li troviamo adulti negli anni  ’80  (famosi anni di progresso e benessere) con ruoli di potere pronti ad abbeverarsi sfacciatamente nella coppa del potere e della corruzione, adulti grassi e rubicondi pronti a chiedere gli occhi e schiaccare il debole. Uomini e donne che guardano il loro passato tumultuoso come una  semplice festa balorda di gioventù.

Teatro della seconda parte è l’Africa, il continente nero, spremuto dalle potenze occidentali. Qui l’autrice gioca fortemente in casa, vista la sapiente scrittura da lei precedentemente dedicata a questa amata terra, esposta con vivida penna; penna che è come uno stiletto, un affilato rasoio capace di stigmatizzare clientelismi e prevaricazioni a danno di quella povera gente, che già flagellata da Aids, malattie e siccità, col cambio di padrone, le appare caduta dalla padella nella brace, condannata comunque a un amaro destino.

 

 

La tristezza delle scene lascia senza parole, scene descritte con la pacatezza della vera sofferenza e la contezza del vero dolore, senza quell’umiliante spettacolo caritatevole a cui assistiamo oggi.

Leggere la Lessing in questo libro produce un senso di rivoltante consapevolezza nel percepire che l’essere umano è pronto a immolarsi per un grande Idealismo Universale  ma all’atto pratico preferisce abbassare gli occhi e ragionalmente illudersi che tutto va bene.

È  cambiato qualcosa, oggi?
Lo stile è moltro english, pacato, elegante anche negli aspetti più drammatici , i personaggi appaiono figure teatrali pronti a cambiare vesti per i loro interessi e il loro benessere.

E se posso capire Julia e Frances, suocera e nuora, l’una che ha vissuto la grande guerra e l’altra figlia della guerra, per quei giovani radunati nella grande casa ho provato una grandissima amarezza.

 

 

Mentre Johnny, figura maschile, un improbabile patriarca, incarna il perfetto “utile idiota” stalinista: “La rivoluzione viene prima delle questioni personali”; pronto a scaricare mogli scartate e prole danneggiata nella grande casa della madre Julia ; viaggiatore, in omaggio ai suoi ideali, va “in missione di pace e amicizia”, dai paesi dell’Est a Cuba, all’Africa, alla fine canuto nonnino, ostinato messaggero delle sue politiche illusioni, si trasforma in santone mistico, così come un serpente cambia pelle.

Una considerazione a parte per la giovane Sylvia, adolescente anoressica, fragile eroina inconsapevole che immola la sua vita per una delle tante missioni umanitarie in Africa lasciate alla  bontà dei singoli individui.

Posso soltanto dirvi che nel finale è  percepibile un leggero filo di speranza. Siamo nel 2020, ha indovinato la Lessing nel lasciare aperta la porta della speranza, secondo voi?

 

 

In conclusione, sebbene la scrittura e i dialoghi e le situazioni sono molto anglosassoni, è un libro che vi invito a leggere senza aspettative clamorose tipiche del romanzo, ma  come un trattato di vite quotidiane che si snodano in 20 anni,  sebbene noi italiani, soprattutto del Sud, in quegli anni avevano altri seri problemi.

“Il potere del sogno e il prezzo delle illusioni sono dunque i veri protagonisti di questa grande storia di famiglia allargata, metafora della storia di un’epoca, espressa con rara intensità di scrittura e capacità di farci entrare con estrema naturalezza nel cuore della pagina”

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