IL MORSO DELLA RECLUSA Fred Vargas

IL MORSO DELLA RECLUSA, di Fred Vargas (Einaudi)

 

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Recensione 1

Sinossi

Il commissario Jean-Baptiste Adamsberg è costretto a rientrare prima del tempo dalle vacanze in Islanda per seguire le indagini su un omicidio. Il caso è ben presto risolto, ma la sua attenzione viene subito attirata da quella che sembra una serie di sfortunati incidenti: tre anziani che, nel Sud della Francia, sono stati uccisi da una particolare specie di ragno velenoso, comunemente detto reclusa. Opinione pubblica, studiosi e polizia sono persuasi che si tratti di semplice fatalità, tanto che la regione è ormai in preda alla nevrosi. Adamsberg, però, non è d’accordo. E, contro tutto e tutti, seguendo il proprio istinto comincia a scandagliare il passato delle vittime.

Commento

Tralasciamo il fatto che al momento è l’ultima avventura di Adamsberg e la cosa mi rattrista molto.

Tralasciamo il fatto che Danglard sta attraversando una crisi nera senza precedenti e quasi quasi lo meno io, altro che Noel.

Tralasciamo che uno non può mica andare a pensare ai sensori a soffitto, anche se si chiama Violette Retancourt.

Tralasciamo che Zerk è rimasto in Islanda e che Camille pare essersi volatilizzata qualche libro fa…

Parliamo di Magellano, così se un Danglard qualunque verrà mai a cercare di fare lo sbruffone, ci si potrà difendere in qualche modo!

Il 10 Agosto 1519 Magellano mollò gli ormeggi con cinque navi “rabberciate” (cit.) arrivando fino al quarantesimo grado di latitudine, col solo scopo di trovare quel passaggio verso un ipotetico oceano, e dimostrare quindi al mondo e alla Chiesa che la Terra è tonda.

Ma questo passaggio non è al quarantesimo grado, ma al cinquantaduesimo e lo stesso Magellano ben più di una volta si arenò in una strada sbagliata prima di raggiungere il tanto agognato scopo.

Aggiungiamo, inoltre, che col termine “reclusa” ci si può riferire sia al ragno violino americano che ad alcune donne del medioevo che, per espiare gravi colpe, si facevano murare in una piccola stanzetta con una sola finestrella piccola attraverso cui ricevere piccole elemosine, di cibo soprattutto, dalla gente.

Certo è che con la squadra allo sbando e Danglard fuori uso non è così semplice seguire le piste e, tra l’altro, non è nemmeno così automatico imbroccare quella giusta.

Oddio sto facendo spoiler!

Scusate, mi scuso, davvero.

Non c’è problema (cit.)

E’ un libro strepitoso, lasciatevi mordere e buona lettura!

Recensione di Rita Annecchino

Recensione 2

Mi è capitato per puro caso di leggere il nuovo libro della Vargas dopo aver letto l’ultimo di De Giovanni sui Bastardi di Pizzofalcone, che pure mi era piaciuto. Ma anche per fare il libro ci vuole culo, come direbbe un mio vecchio amico! De Giovanni, accomunato alla Vargas solo per la presenza nel racconto di qualche divisa, sbiadisce davanti all’involontario confronto con un vero pezzo da novanta del noir, in grande spolvero.

La Vargas è tornata più affascinante che mai, Adamsberg e i suoi complicati processi mentali mi sono tanto mancati ma valeva davvero la pena di aspettare. Come sempre una storia centrale su cui si incardinano diverse storie collaterali; stavolta il tema è la violenza sulle donne e la difficoltà dell’uomo, anche il migliore, ad affrontare la responsabilità che ne deriva. Il libro è bello e ha la capacità di rendere “cari” al lettore i protagonisti: è una lettura che mi sento davvero di consigliare.

Recensione di Elena Gerla

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