IL LAPIS DEL FALEGNAME, di Manuel Rivas
Il lapis del falegname,oggetto in apparenza banale che però può assumere funzione diversa a seconda della situazione. Esso infatti diventa:

– strumento per immortalare i volti dei condannati a morte in un affresco di sapore religioso;
– arma capace di spaventare e mettere in fuga la morte;
– dito dell’untore per marchiare l’infamia del detenuto e del malato:
– annunciatore di spiriti: l’impressione, l’idea della sua presenza dietro l’orecchio è per Herbal annuncio dell’arrivo nella sua testa della voce del pittore, uomo che lui ha personalmente accompagnato al suo appuntamento con la morte.
– arma capace di spaventare e mettere in fuga la morte;
– dito dell’untore per marchiare l’infamia del detenuto e del malato:
– annunciatore di spiriti: l’impressione, l’idea della sua presenza dietro l’orecchio è per Herbal annuncio dell’arrivo nella sua testa della voce del pittore, uomo che lui ha personalmente accompagnato al suo appuntamento con la morte.
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Herbal, ragazzo di campagna, rancorosa guardia carceraria, futuro amante e factotum di tenutaria di bordello, che oscilla tra l’esser angelo o carnefice, a seconda del fantasma che si impadronisce della sua mente: il pittore o l’Uomo di Ferro.
Herbal, ombra che si rifugia nell’ombra, che cova invidia e rancore, spiando l’amore tra la donna, splendida e indomita, che desidera e di cui è dolorosamente indegno, e l’uomo, coraggioso e fiero e onorevole come lui non sarà mai, di cui sarà il carceriere ,tra odio, gelosia, invidia e non voluta ammirazione.
Herbal, la voce che narra ,egli stesso racconto nel racconto, storia nella storia. E’ attraverso i suoi occhi che si scioglie il nodo della narrazione.
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Che dire..è un bel racconto…originale, sia nella struttura che nel contenuto.
Ma manca qualcosa..forse nella profondità dei personaggi, o forse nell’assenza di quel pathos che porta il lettore alla commozione e alla condivisione emotiva delle vicende narrate e dei destini emotivi.
Recensione di Giovanna Bianco


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