I TESTAMENTI Margaret Atwood

I TESTAMENTI Margaret Atwood

I TESTAMENTI, di Margaret Atwood

Recensione 1

Pronti a tornare a Gilead?

In casi normali la risposta adatta sarebbe un secco NO, ma se ad accompagnarci è Margaret Atwood allora non possiamo che accettare.

I TESTAMENTI Margaret Atwood“I testamenti” ci offre un nuovo punto di vista su Gilead, tre nuove prospettive su questo stato di stampo teocratico e dittatoriale.

Vedremo attraverso gli occhi della ormai famigerata Zia Lydia e di due nuovi personaggi, una ragazza cresciuta a Gilead e un’altra cresciuta in Canada.

Se con “Il racconto dell’ancella” avevamo una visione limitata, dato che la voce narrante era quella di Difred, un’ancella senza la minima libertà personale, qui avremo una descrizione delle dinamiche interne di Gilead da parte di Zia Lydia, che pur essendo donna detiene un certo potere.

Vedremo anche attraverso gli occhi di chi a Gilead è cresciuto e quindi non conosce altre realtà e impareremo con lei come le bambine vengono educate e istruite alla futura vita di mogli.

Questo libro sembra voler mettere in luce tutto ciò che c’è di più marcio in Gilead, stato che si vanta di un certa rettitudine e solidità morale, ma che in realtà nasconde corruzione e ipocrisia come qualsiasi altro luogo sulla terra.

Se con “Il racconto dell’ancella” avevamo la sola opinione di chi giustamente odiava Gilead e ciò che rappresentava, qui vedremo questo posto attraverso le esperienze di chi ci vive dai primi giorni, di chi vi si è adattato e di chi vi è cresciuto seguendone le leggi e i dettami, punti di vista inediti.

La lettura scorre veloce, tra colpi di scena che probabilmente chi ha visto la serie TV coglierà anticipatamente, cosa che però non inficerà assolutamente in modo negativo sulla narrazione.

Personalmente l’ho apprezzato tanto, le prime duecento pagine sono volate via velocemente il giorno stesso in cui ho acquistato il libro.

Se avete apprezzato “Il racconto dell’ancella” non potete assolutamente perdervelo.

Recensione di Alfredo CRISPO

 

Recensione 2

Sinossi

<<Il nostro tempo insieme sta per cominciare, mio lettore. Può darsi che vedrai queste pagine come un fragile scrigno da aprire con la massima cura. Può darsi che le strapperai o le brucerai: con le parole accade spesso>>.
Hai fra le mani un’arma pericolosa, caricata con i segreti di tre donne di Gilead. Stanno rischiando la vita per te. Per tutti noi.
Prima di entrare nel loro mondo, forse vorrai armarti anche di questi pensieri:
<<La conoscenza è potere>>
<<La Storia non si ripete, fa rima con se stessa>>.

Commento

Indispensabile premessa: non ho visto la serie Netflix tratta da “il racconto dell’Ancella”, quindi tutti i commenti che farò saranno esclusivamente basati sulla lettura dei due volumi.
Ho letto “il racconto dell’Ancella” da poco, nonostante sia stato scritto tanti anni fa, su consiglio di un’amica che ne era rimasta folgorata. Le ho dato ragione e l’ho ringraziata, ai tempi, per il consiglio.
La stessa amica, quando è stata annunciata l’uscita de “I testamenti”, mi disse di essere molto scettica, in quanto, un seguito che aspetta vent’anni prima di vedere la luce, puzza di “trovata pubblicitaria”.
Invece no: sul talento della Atwood ho già disquisito a lungo e non mi aspettavo cadute di stile. Infatti non ce ne sono state.

Le storie raccontate nei diari sono importantissime appendici, che ci aiutano a chiudere il cerchio degli eventi, a dare un nome a quei particolari che sembravano un po’ campati per aria. Ovviamente non si poteva racchiudere tutto in un solo libro, perché avremmo tolto il primato di importanza all’Ancella.

Invece il volume parallelo ci sta tutto, come anche il diverso stile narrativo.
Tre naufraghe su tre parti della stessa isola, che affidano il loro diario, la loro richiesta d’aiuto, a tre bottiglie, lanciate in mare. Ognuna ha la sua storia da raccontare e non sanno che sono solo tre bagnasciuga della stessa spiaggia, tre personaggi della stessa Storia…

E il lettore? Io posso dirvi che, man mano che andavo avanti nella lettura, acquisivo consapevolezza del fatto che molte delle vicende descritte potrebbero capitare davvero. Stavo interpretando quindi il libro in chiave filosofico/riflessiva. Poi ho trovato un commento della stessa scrittrice, che mi ha aperto amaramente gli occhi. Quelle vicende sono così familiari, perché sono fatti storici già accaduti.

La riflessione durissima è arrivata immediatamente: siamo bombardati da talmente tanti eventi, sempre più duri, sempre più inaccettabili, sempre più orribili, da esserci assuefatti. Non riusciamo più a riconoscere un fatto vero, perché magari ci è passato davanti per un attimo e non abbiamo avuto nemmeno il tempo di pensarci su.

Considero perciò questo libro, oltre che straordinario dal punto di vista stilistico e narrativo, anche prezioso, perché mi ha costretta a fare i conti con questo aspetto della nostra vita quotidiana: la superficialità di ogni nostra azione, perché non c’è tempo di pensare.

Non lasciamo naufragare ancora queste bottiglie nell’oceano dell’Indifferenza dunque…

Buona lettura

Recensione di Rita Annecchino

Recensione 3

In questo secondo romanzo distopico, il primo è Il racconto dell’ancella, l’autrice riprende il filo della narrazione e riporta il lettore all’interno della terribile Gelead, società del futuro, governata da un regime teocratico e fondamentalista, basato sul controllo della libertà individuale e soprattutto delle donne, ridotte in uno stato di schiavitù e relegate al solo ruolo di fattrici.

Questa società si è costituita dalla distruzione degli Stati Uniti in seguito ad una catastrofe nucleare che ha ridotto la capacità riproduttiva degli uomini e delle donne, le quali inseguito ad un sistematico indottrinamento sono state spinte ad accettare il ruolo assegnato, considerandolo l’unico possibile o l’unico adatto a loro.

La propaganda è infatti, il fondamentale strumento di controllo delle coscienze che consente al sistema di consolidarsi e rigenerarsi per diventare sempre più corrotto e disumano nel prevaricare i diritti delle donne, ridotte a sottospecie umana.

Eppure, profetizza l’autrice, saranno le donne stesse a decretare la fine di tale dittatura… poiché nel momento un cui I tiranni saranno convinti di averle definitivamente piegate, finiranno per sottovalutarne la loro forza e l’intelletto e questo errore sarà fatale, infatti esse, impareranno, pur mortificate, ad agire nell’ombra per annientare il regime e ottenere la libertà.

Questo romanzo sollecita il lettore e la società a non dare mai per scontati diritti e struttura sociale democratica, invita a non essere sonnacchiosi o distratti quando il potere cerca di ridurre, con modi più o meno subdoli, di condizionare la volontà, la libertà di pensiero e la capacità critica di ciascuno di noi. Questo pericolo, sottolinea l’autrice, è purtroppo sempre presente.

Recensione di Patrizia Franchina

 

Leggi anche la recensione del volume precedente Il racconto dell’ancella

Titolo presente anche nella Rassegna Mensile dei libri più letti e commentati di Novembre 2019

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