I MONOLOGHI DELLA VAGINA Eve Ensler

I MONOLOGHI DELLA VAGINA, di Eve Ensler (Il Saggiatore)

 

A fronte di una schiera di maschi che gioca, esplora, tocca e fa vanto del proprio membro quotidianamente e col plauso dell’intera comunità, ci siamo noi donne che il nostro corpo lo viviamo spesso male e che siamo ancora vittime di tabù e pregiudizi, tanto che solo vent’anni fa pronunciare la parola vagina era un atto di ribellione e, a pensarci bene, lo è tutt’ora. Forse è stato sdoganato l’uso della parola, ma non il suo senso più profondo che poi è l’essenza femminile.

Vent’anni fa Eve Ensler portava in giro i suoi Monologhi della vagina incontrando gli sguardi diffidenti, scandalizzati e preoccupati di molte generazioni. Frutto di interviste rivolte a 200 donne di diverse etnie, estrazioni sociali e sessualità, questo libro racconta un dolore profondo e una presa di coscienza che è bene non dimenticare mai.

Quante di noi conoscono il proprio corpo e il proprio piacere? Ancora troppe poche a mio avviso, all’epoca in cui questo libro divenne spettacolo teatrale e poi movimento di resistenza contro ogni abuso e violenza ai danni di tutte le donne, ancora meno.

È stato un atto rivoluzionario sfidare i tabù e iniziare a far capire a chiunque che non c’è nulla di sporco nella parola vagina, che usarla per rivendicare il diritto della sua esistenza è un atto dovuto nei confronti di ogni donna che non ha avuto voce per urlare il dolore provocato dalle violenze. Questo testo ha dato vita a una serie di rappresentazioni teatrali, manifestazioni e movimenti che hanno di fatto aiutato molte donne, prima di tutto a parlare e dare voce al dolore, poi a denunciare e chiedere a gran voce giustizia per ogni violazione subita sul proprio corpo. Le violenze ai danni delle donne sono molte e partono principalmente dalla mente, bambine a cui non viene spiegato il ciclo mestruale che si ritrovano in balia degli eventi senza nessuna nozione per capire cosa sta succedendo al proprio corpo, vittime di stupidi tabù. Un’educazione che insegna a difendersi, a non mostrarsi, a non fare certe cose perché chissà poi come si viene giudicate. Il piacere è escluso dalle nostre vite perché una donna certe cose non le fa. E mica possiamo misurare la profondità della nostra vagina proprio come gli uomini misurano la lunghezza del proprio pene, non si fa. Cresciamo con una serie infinita di “non si fa”, “una signorina non fa queste cose”, ” non sei mica un maschio”, e così per una vita intera. Da tutto questo nasce poi la cultura sbagliata del nostro corpo non più nostro ma estraneo, volto esclusivamente al piacere maschile, perché il nostro piacere va tenuto nascosto e spesso viene nascosto talmente bene che esistono donne incapaci di provare un orgasmo per una vita intera.

Ma come se tutto questo non bastasse viviamo in società dove la cultura dello stupro è tutt’altro che bandita, quotidianamente una donna su tre subisce violenza e molto spesso i suoi aguzzini sono i suoi familiari. Questo pensiero mi ha accompagnata durante la lettura del libro lasciando un retro gusto amaro anche davanti ai risultati che questo libro è riuscito a ottenere in vent’anni di lotte e tournée in giro per il mondo. Durante la messa in scena dei monologhi la scrittrice ha ricevuto moltissime richieste di aiuto, racconti di abusi e violenze taciuti anche per anni. Il merito di questi monologhi è stato quello di dare coraggio e far sentire meno sole le donne, donne che sono riuscite a parlare dei loro orgasmi mai arrivati, delle umiliazioni e dei loro corpi violati, corpi anche di bambine perché la violenza di genere non conosce età, per le vittime. Un libro difficile che a volte strappa un sorriso e molte altre ti fa stringere le gambe come se quella violenza scritta la stessi vivendo su di te. E forse è proprio così.

Ogni donna abusata è proprio come me, sono io e siamo tutte. A distanza di vent’anni la violenza non è cessata e la cultura dello stupro si nasconde dietro “chissà com’era vestita” o “se l’è andata a cercare” e la parola vagina suscita ancora la risatina del coglione di turno in fila dietro di te alla cassa della libreria. Dobbiamo ancora lottare perché i risultati raggiunti non sono ancora sufficienti e dobbiamo pretendere le scuse per ogni umiliazione vissuta sulla nostra pelle, dalla scuola, allo sport, al lavoro. Ci tengo a sottolineare che questo è un libro per tutti, donne e uomini e che i vari movimenti che ne sono seguiti hanno avuto la collaborazione e la voce anche maschile. Rivendicare i propri diritti di donne non ha mai significato odiare tutti gli uomini.

Recensione di Irene Asciutto
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