I MIEI GENITORI – TUTTO QUESTO NON TI APPARTIENE Aleksander Hemon

I MIEI GENITORI – TUTTO QUESTO NON TI APPARTIENE, di Aleksander Hemon (Crocetti – agosto 2022)

Mamma mia. Molto bello il nuovo romanzo di Aleksandar Hemon. Che poi in realtà i romanzi sono due, stampati in senso opposto, due prodotti letterari che si vanno incontro l’un l’altro e si abbracciano al centro dove, non a caso, vengono ritratte una manciata di fotografie della famiglia dell’autore.

Nella prima parte, “I miei genitori”, è ripercorsa la storia dei coniugi Hemon, ucraini trapiantati in Bosnia e successivamente, ben oltre i 50 anni di età compiuti, a seguito della guerra dei Balcani, in Canada. Una storia fatta di sfollamenti e sradicamenti, cronaca involontaria di triste attualità.
Nella seconda, “Tutto questo non ti appartiene”, l’autore ripercorre gli episodi salienti della propria infanzia e giovinezza trascorse a Sarajevo. Tecnica diversa, messaggio diverso, perché ricostruire la propria soggettività è un’impresa assai più complicata, onirica, forse impossibile.
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Ma in entrambe le storie, seppur diversamente, si percepisce uno struggimento potente per un passato che non esiste più, per quella dimensione eterna dell’infanzia dove esistevano un “io” e un senso di appartenenza, un tempo infinito a disposizione, oggetti che ci definivano, una casa (lo spazio che custodisce la nostra assenza) nella quale bastava rientrare perché ci fosse di nuovo “tutto”.
Storie di tanto tempo fa, di persone che la vita ha poi riempito fino all’orlo di eventi grandi, pesanti, come un’alluvione alla quale non tutti sono sopravvissuti.

Hemon racconta in grande stile letterario come lui e la sua famiglia (la generazione uscita dalla ferocia della povertà e quella immediatamente successiva) abbiano attraversato la palude del tempo e degli eventi. L’impresa dolorosa, faticosissima, di sopravvivere alla vita e alle sue trasformazioni inique, moralmente neutre, nell’unica maniera sensata: stringendosi con affetto l’un l’altro, per la manciata di anni che ci è concessa.

Recensione di Nicoletta Tamanini

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