I CONTI SENZA L’OSTE, di Filippo Venturi (Mondadori – luglio 2026)

La pubblicazione di un nuovo libro di Filippo è per me un insieme di emozioni che il tempo custodisce con cura, nella paziente attesa tra un libro e l’altro. È un ventaglio nelle cui pieghe si conservano sapori, ricordi, curiosità, ironia; un ventaglio che finalmente si apre a scatto e sprigiona il suo carico di dirompente vitalità.
Fra i tavoli di un ristorante, “dietro al banco” di una trattoria, si intessono rapporti e si coltivano relazioni, ci si infradicia di umanità; il mondo entra da quella porta e tu, oste, ospite, complice, confessore, scruti il mondo dal tuo personalissimo punto di osservazione.
Qualcosa di molto simile accade in libreria, quando, pescata la chiave giusta dal mazzo, il libraio riesce a varcare la soglia che dà accesso alla piccola anticamera di una iniziale intimità, che può condurre verso un corridoio che promette complicità, conoscenza, fiducia.
I libri di Filippo sono e saranno sempre per me il punto di incontro fra queste due realtà, il sottile confine fra un passato remoto, ma non per questo sepolto (la libreria), un passato prossimo (il ristorante, un mondo che sarò sempre grato di aver conosciuto e vissuto in pieno) e il presente (di nuovo la libreria).
Sotto i portici della città che amo e che ho scelto, scenario delle vicende di Emilio Zucchini (l’oste-detective protagonista dei romanzi di Filippo), tra i suoi vicoli, le piazze, lungo i Viali, tra le quattro pareti delle sue osterie, lo sguardo di Filippo pare sospeso, come per incanto, riuscendo a registrare con puntualità i cambiamenti frenetici che il tempo impone e di guardare al passato per recuperare una memoria collettiva.
È in questo sguardo rivolto al passato – uno sguardo discreto, rispettoso, privo di retorica; uno sguardo romantico, più che nostalgico – , che risiede la forza di queste storie, in cui alto e basso, leggerezza e profondità si mescolano alla perfezione, regalandoci lampi di geniale ironia e momenti di sincera commozione; vere e proprie dichiarazioni d’amore verso quel micromondo delle osterie bolognesi di una volta, verso quel modo di stare a tavola che era (è) anche e soprattutto un modo di intendere la vita e di stare al mondo.
Filippo Venturi
“I conti senza l’oste. Un caso per Emilio Zucchini”
Mondadori.
Recensione di Valerio Scarcia


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