Hai presente Liam Neeson? di Roberta Lepri – (Voland)

La storia racconta una relazione clandestina che dura dieci anni, quella tra Rita e Mario, un uomo più grande di lei, sposato. Un rapporto fatto di attese, ritorni, silenzi, dipendenza e di quella speranza che, nonostante tutto, continua a tenere legate due persone. Poi arriva un incidente stradale. Un vero spartiacque nella vita di Rita: sopravvive, ma l’amnesia cancella dalla sua memoria proprio Mario. Da quel momento il romanzo si muove tra passato e presente e ricostruisce lentamente una storia che, più che un semplice amore, racconta le dinamiche di una relazione profondamente sbilanciata e tossica.
Ed è proprio qui che il libro mi ha colpita. Perché mentre leggevo non ho semplicemente riconosciuto delle emozioni. Le ho rivissute. Ho sentito la rabbia. La frustrazione. Il dolore. Quella sensazione di perdere pezzi di sé dentro un rapporto, di aspettare, giustificare, sperare, tornare sempre nello stesso punto. Ho sentito sulla pelle quelle dinamiche che, quando le hai vissute, non hai bisogno che qualcuno ti spieghi quanto possano essere devastanti.
E forse è stata proprio questa la parte più intensa della lettura: per un po’ mi sono ritrovata lì dentro. Non come spettatrice, ma emotivamente coinvolta. Alcune pagine mi hanno fatto arrabbiare, altre mi hanno fatto male. In certi momenti avrei voluto entrare nella storia e scuotere Rita, dirle di scegliere sé stessa, di non accontentarsi, di non confondere l’amore con il bisogno di essere amata. E forse avrei voluto dirlo anche a una parte di me.
Il non detto è un altro elemento che mi ha colpita profondamente. Quello che non viene detto pesa quasi più delle parole. Perché nei silenzi si nascondono la paura, la dipendenza, l’egoismo, le aspettative e tutte quelle verità che spesso non abbiamo il coraggio di pronunciare.
Ma quello che mi porto via da questo libro non è soltanto il dolore. È la rinascita. Perché dopo la rabbia, la frustrazione e il dolore arriva anche la sensazione che si possa tornare a se stessi. Che si possa ricominciare. Che, persino dopo essersi persi dentro qualcuno, sia possibile ritrovare la strada per tornare a casa. Forse è per questo che questo romanzo mi ha toccata così tanto: non mi ha insegnato a riconoscere emozioni che non conoscevo. Me le ha fatte attraversare di nuovo.
E alla fine, insieme al dolore, ho sentito anche quella cosa bellissima e difficile da spiegare che è la rinascita.
Non tutti i libri ci cambiano. Alcuni, semplicemente, ci ricordano quanta strada abbiamo già fatto.
Recensione di Egle Spano’


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