Continuando nella mia ricerca di riferimenti letterari per il nostro turbolento presente, mi è tornato in mente questo famoso titolo, la cui lettura da parte mia risale davvero a molti anni fa.
Negli anni immediatamente successivi alla Prima Guerra Mondiale, un gruppo di espatriati americani e britannici viaggiano da Parigi, dove si sono conosciuti e risiedono senza occupazione o progetti, fino a Pamplona, la città dell’Encierro ovvero la corsa dei tori lasciati liberi nelle strade cittadine in occasione della festa del Patrono.
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Durante il soggiorno spagnolo matura la storia d’amore tra Jake, reso impotente da una grave ferita di guerra e Lady Brett, promessa sposa di un reduce di guerra aggressivo e dedito all’alcol; disinibita e spregiudicata, Brettha già conquistato un amico comune, Robert, e finirà per sedurre un giovane torero, mentre i legami di amicizia si dissolvono irrimediabilmente.
In questo romanzo, Hemingway fa molto di più che raccontare una storia d’amore o analizzare le dinamiche dei rapporti di un gruppo di amici: lo scrittore americano, con lucidità e precisione, descrive una serie di vite perdute, sprecate in esistenze vuote, allietate da piaceri effimeri che avrebbero lo scopo di provare a cancellare dalle loro mentigli orrori di una guerra che anche se finita, continua ad allungare la sua ombra maledetta su quelle vite ferite, che a lei hanno sacrificato la giovinezza.
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Con la prosa scarna che lo ha reso celebre, Hemingway racconta la sfida alla vita di questi personaggi tristi, che non riesconopiù ad esprimere i sentimenti che, pure, sono ancora in grado di provare come dimostra la tragica figura di Jake, impotente ma disperatamente innamorato di una donna che, invece, riesce solo a distruggere coloro ai quali si lega: privati di sogni, prospettive, perfino di un ruolo nella Storia che pure hanno contribuito a scrivere, i reduci di Hemingway, hanno affrontato il destino come il torero affronta il toro ma anche se sono sopravvissuti, non possono essere definiti vincitori.
Una lettura che , quando ero adolescente, continuava ad essere consigliata e che oggi, forse, può tornare utile per analizzare come la distruzione della guerra non riguardi solo i beni materiali ma, soprattutto, le coscienze e le esistenze.



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