DUE VITE Emanuele Trevi

DUE VITE, di Emanuele Trevi

“Perché noi viviamo due vite, entrambe destinate a finire: la prima è la vita fisica, fatta di sangue e respiro, la seconda è quella che si svolge nella mente di chi ci ha voluto bene”.

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La scrittura può essere viaggio, dentro gli altri e dentro se stessi, può essere riscatto o risarcimento di quanto si è perso per strada, può essere cura per i rimpianti o per i rammarichi, può essere mezzo schietto ma tortuoso tramite cui ricordare, trattenere e infine lasciare andare chi si è amato.

Emanuele Trevi si serve della scrittura per fare un dono a due scrittori scomparsi, Rocco Carbone e Pia Pera, ma soprattutto a due amici, e lo fa in virtù del consiglio che egli stesso dispensa, cioè che se si ha nostalgia di qualcuno non bisogna pensarlo ma scriverne. Ne viene fuori un testo che è insieme biografico e autobiografico, ma al tempo stesso riserva inesauribile di riflessioni letterarie, artistiche, esistenziali che sgorgano l’una dall’altra con una scrittura limpida, essenziale, capace di regalare concreti quadri di vita vissuta e dissertazioni sulla vita, sulla morte, sui paradossi della società moderna, sull’esigenza di autenticità imprescindibile per ciascuno di noi, spesso minacciata dai compromessi della vita quotidiana e dalle aspettative di chi sta accanto.

E in questo mare in cui un po’ tutti siamo allo sbaraglio, l’Amicizia si erge come un’isola d’approdo, un porto sicuro in cui, pur nel continuo alternarsi di alte e basse maree, la vita può trascorrere fiduciosamente scandita dal rintoccare di certe care abitudini.

Ecco allora i viaggi, le avventure, i litigi, i confronti, singoli momenti incorniciati da un hic e un nunc impressi in una memoria imperitura perché ciò che conta non è il cosa ma il come, quel legame indissolubile che si nutre di onestà, complicità, coraggio, ponendoti ogni giorno allo specchio e rendendoti consapevole dei tuoi limiti o delle tue infinite possibilità.

Rocco, Pia ed Emanuele, tre volti e tre anime differenti, di cui trasuda non solo la rispettiva opera letteraria qui descritta ma ogni singolo gesto qui scelto per essere raccontato, e in quest’intenzione spesso l’autore riesce ad andare oltre, poiché ciò che appare come particolare, contingente, tramite la scrittura si fa universale: “Da pochi mesi ho compiuto l’età esatta in cui Pia si è ammalata, cominciando a perdere progressivamente, inesorabilmente, giorno dopo giorno, l’uso del suo corpo. Gli anni di Rocco, invece, ormai li ho superati abbondantemente. I nostri amici sono anche questo, rappresentazioni delle epoche della vita che attraversiamo come navigando in un arcipelago dove arriviamo a doppiare promontori che ci sembravano lontanissimi, rimanendo sempre più soli, non riuscendo a intuire nulla dello scoglio dove toccherà a noi, una buona volta, andare a sbattere”.

Un libro da leggere, perché ti fa venire voglia di conoscere tre autori dopo averne carpito l’essenza, perché ti fa riflettere sul valore consapevole della memoria, perché ti fa sentire fortunato se hai degli amici, dei buoni amici, con cui condividere ogni giorno la grande sfida dell’essere al mondo: “Non siamo nati per diventare saggi, ma per resistere, scampare, rubare un po’ di piacere a un mondo che non è stato fatto per noi” .

Recensione di Magda Lo Iacono

DUE VITE, di Emanuele Trevi

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